Zucca


Sistematica della zucca (Cucurbita maxima Duchesne; Cucurbita moschata Duchesne; Cucurbita ficifolia Bouché; Cucurbita pepo L.; Cucurbita mixta Pang.) sec. il sistema Cronquist
Domain/Dominio: Eucariota (Eukaryota o Eukarya/Eucarioti)
Kingdom/Regno: Plantae (Plants/Piante)
Subkingdom/Sottoregno: Tracheobionta (Vascular plants/Piante vascolari)
Superdivisio/Superdivisione: Spermatophyta (Seed plants/Piante con semi)
Divisio/Divisione: Magnoliophyta Takht. & Zimmerm. ex Reveal, 1996 (Flowering plants/Piante con fiori)
Subdivisio/Sottodivisione: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996
Classis/Classe: Rosopsida Batsch, 1788
Subclass/Sottoclasse: Dilleniidae Takht. ex Reveal & Tahkt., 1993
SuperOrdo/Superordine: Cucurbitanae Reveal, 1994
Order/Ordine: Cucurbitales Dumort., 1829
Subordo/Sottordine: Cucurbitineae Engl., 1898
Familia/Famiglia: Cucurbitaceae Juss., 1789
Subfamilia/Sottofamiglia: Cucurbitoideae Kostel., 1833
Tribus/Tribù: Cucurbiteae Dumort., 1827
Subtribus/Sottotribù: Cucurbitinae E.G.O. Müll. & Pax, 1889
Genus/Genere: Cucurbita L. 1753
Species/Specie: Cucurbita maxima Duchesne, 1786; Cucurbita moschata Duchesne, 1786; Cucurbita ficifolia Bouché, 1837; Cucurbita pepo L., 1753; Cucurbita mixta Pangalo, 1930

Sistematica della zucca (Cucurbita maxima Duchesne; Cucurbita moschata Duchesne; Cucurbita ficifolia Bouché; Cucurbita pepo L.; Cucurbita mixta Pangalo)sec. il sistema APG II

Kingdom/Regno: Plantae (Plants/Piante)
Clade: Angiosperme
Clade: Eudicotiledoni
Clade: Nucleo delle tricolpate
Clade:Rosidi
Clade:Eurosidi I
Cucurbitales Dumort., 1829
Cucurbitaceae Juss., 1789
Cucurbitoideae Kostel., 1833
Cucurbiteae Dumort., 1827
Genere: Cucurbita L. 1753
Species/Specie: Cucurbita maxima Duchesne, 1786; Cucurbita moschata Duchesne, 1786; Cucurbita ficifolia Bouché, 1837; Cucurbita pepo L., 1753; Cucurbita mixta Pangalo, 1930


Da un punto di vista tassonomico, la distinzione tra le 5 specie di zucca appartenenti al genere Cucurbita appare particolarmente difficoltosa. Whitaker e Davis (1962) hanno riportato la chiave sistematica riguardante queste specie (tabella 1).

Tabella 1 – Chiave sistematica del genere Cucurbita

Piante perenni, semi neri o castani

Cucurbita ficifolia

Piante annuali, semi bianchi o color camoscio o fulvo:
- Stelo tenero, tondo, peduncolo tenero, cilindrico e liscio simile ad un turacciolo


Cucurbita maxima

- Stelo duro, angoloso, peduncolo angoloso, rigato:
•   Peduncolo duro, angoloso, rigato, foglie spinose


Cucurbita pepo

•   Peduncolo duro, leggermente rigato, lucido all’inserzione del frutto, foglie non spinose

Cucurbita moschata

•   Peduncolo duro, molto allargato trasversalmente, non lucido all’inserzione del frutto, foglie non spinose

Cucurbita mixta



Origine del genere Cucurbita
Si sono trovati resti archeologici di tutte le 5 specie del genere Cucurbita coltivate. Il centro di distribuzione del genere è certamente nel Messico, a sud di Città del messico e lo prova, in particolare, il materiale rinvenuto da Mac Neish ad Ocampo e Tehuacàn.
I progenitori delle zucche coltivate potrebbero essere la specie Cucurbita lundelliana L.H. Bailey 1943 e Cucurbita martinezii L.H. Bailey 1943, spontanee nel Messico, che danno prodotti fertili negli incroci con le specie coltivate. In ogni caso le due specie spontanee, anche se non sono progenitori di quelle coltivate, hanno certamente contribuito, attraverso lo scambio di geni, ad aumentare la variabilità. Tuttavia, va anche detto che studi riguardanti l’esistenza di un locus genetico dominante chiamato “hard rind” (hr) responsabile della formazione primaria di fitolite nei frutti delle 5 specie coltivate del genere Cucurbita era presente anche in antiche specie selvatiche dello stesso genere. Fitolite presiede ai fenomeni di lignificazione e, pertanto, è in grado di indurre resistenza alle malattie.
La coltivazione delle zucche deve essere iniziata, sulla base dei ritrovamenti di Tehuacàn, prima del 5200 a,C. Al tempo della scoperta dell’America la coltivazione era diffusa dal Canada meridionale all’Argentina settentrionale. Generalmente la presenza di una specie escludeva la coltivazione dell’altra.

Biologia fiorale e di fruttificazione del genere Cucurbita
Risulta di enorme importanza la conoscenza della Biologia fiorale e di fruttificazione del genere Cucurbita e delle cucurbitacee in generale, poiché molti sono i problemi di tecnica colturale e di miglioramento genetico con essa correlati.
In linea generale le cucurbitacee iniziano la differenziazione dei fiori all’ascella delle prime foglie e, con il passare del tempo, si ha una graduale diminuzione dei fiori maschili ed un aumento dei femminili o ermafroditi, sino al punto oltre il quale la pianta produce soltanto fiori femminili o ermafroditi. Sulla base di quanto detto, le cucurbitacee possono essere ricondotte alle quattro seguenti categorie:
monoiche o staminate: i fiori maschili sono prodotti per primi, sui nodi basali delle piante. Segue una fase in cui si producono fiori maschili e femminili, sia sullo stesso nodo, sia in nodi separati. Infine, segue un ultima fase in cui la pianta produce solo fiori femminili.
ginoiche o pistillate: piante che producono solo fiori femminili e, raramente, sui primi nodi, alcuni fiori maschili.
andromonoiche: con fiori maschili ed ermafroditi.
ermafrodite: con soli fiori perfetti.

Nella figura 1 viene riportato lo schema cui possono essere ricondotte le quattro categorie descritte.

Figura 1 – Modelli sessuali delle cucurbitacee: A = monoica; B = ginoica; C = andromonoica; D = ermafrodita. Figura 2 – Sequenza fiorale in Cucurbita pepo.


Per definire con precisione il modello sessuale della pianta, si ricorre ad alcuni indici: rapporto tra numero di fiori maschili, femminili o misti; numero progressivo del nodo su cui compare il primo fiore femminile (T1 = Turning Point 1); numero progressivo del nodo da cui inizia la produzione di soli fiori femminili (T2 = Turning Point 2). Particolarmente interessanti risultano questi due ultimi indici: il primo (T1) indica il passaggio dalla mascolinità al monoicismo; il T2 rappresenta il passaggio dal monoicismo alla femminilità. Quanto più gli indici assumono valori bassi, tanto più la pianta risulterà “femminile” e quindi in grado di differenziare precocemente i frutti.
Oltre ai fattori genetici anche le condizioni ambientali esplicano un ruolo nel determinismo dell'ambito sessuale: modificano la biologia fiorale per via mediata, regolando cioè la concentrazione di due gruppi di sostanze ormonali quali le gibberelline e le auxine. Si é infatti osservato che trattamenti esogeni di gibberellina esplicano una netta azione mascolinizzante, mentre le auxine appaiono femminilizzanti.
L’etilene, una sostanza ormonale delle piante molto importante nella fisiologia della maturazione dei frutti, gioca un ruolo importante nel determinismo sessuale della fioritura delle cucurbitacee. Studi condotti hanno dimostrato che l'etilene svolge un ruolo chiave nella determinazione del sesso dei fiori di cetriolo. I germogli ginoici di cetriolo producono più etilene dei germogli monoici. Poiché i cetrioli monoici producono sia i germogli di fiore maschili che femminili all'apice del fusto e poiché le proporzioni relative di fiori maschili e femminili variano in rapporto alle condizioni di sviluppo delle piante di crescita, la domanda che ci si pone è se la regolazione della biosintesi dell'etilene in ogni germoglio fiorale determina il sesso del fiore. Di conseguenza, l'espressione di un gene sintetasi dell’ acido aminocyclopropane-1-carboxylic, CS-ACS2, è stata esaminata in germogli di fiore di cetriolo nelle differenti fasi dello sviluppo. I risultati hanno mostrato che mRNA di CS-ACS2 ha cominciato a accumularsi nei tessuti primordiali del pistillo delle gemme fiorali nella fase bisessuale, ma non é stato rilevato prima della formazione del primordi del pistillo. In germogli determinati per svilupparsi come fiori femminili, CS-ACS2 mRNA ha continuato ad accumularsi nella regione centrale dell'ovario in fase di sviluppo dove si formano gli ovuli e la placenta. Nelle piante ginoiche di cetriolo, che producono soltanto fiori femminili, l'accumulo di mRNA CS-ACS2 è stato rilevato in tutti i germogli fiorali nello stadio bisessuale e nelle fasi successive di sviluppo. In cetriolo monoico, soltanto i germogli fiorali situati su alcuni nodi del fusto hanno accumulato mRNA CS-ACS2. La proporzione di fiori maschili e femminili nei cetrioli monoici varia in relazione alle condizioni di sviluppo delle piante, ma è stato correlato con i cambiamenti dell'accumulazione di mRNA CS-ACS2 nei germogli fiorali. Questi risultati dimostrano che la biosintesi di etilene mediata dal gene CS-ACS2 nei germogli fiorali è associata con la differenziazione e lo sviluppo dei fiori femminili. E’ stato effettuato uno studio approfondito sull'evolversi dell'espressione sessuale nei fiori delle Cucurbitacee. Utilizzando una specie di zucca (Cucurbita pepo L.), fu individuata la sequenza secondo la quale i tipi di fiore appaiono lungo lo stelo, fino a giungere all'ultima fase che è quella in cui si hanno solo fiori femminili capaci di dare frutti partenocarpici (figura 2).

Fu messo anche chiaramente in evidenza un marcato effetto delle condizioni di temperatura ed illuminazione e si potè confermare che i fattori ambientali possono modificare la lunghezza, ma non l'ordine delle fasi fiorali (tabella 2).

Tabella 2 – Effetto della temperatura e del fotoperiodo sulla fioritura del genere Cucurbita.
Temperature
di
giorno
Temperature
di
notte
Ore di luce Tipo di fiori prodotti
20 °C
26 °C
26 °C
26 °C
26 °C
30 °C
26 °C
26 °C
20 °C
10 °C
16
16
8
8
8
solo maschili rudimentali.
maschili rudimentali, maschili normali.
maschili rudimentali, maschili normali, maschili e femminili.
maschili rudimentali, maschili normali, maschili e femminili, femminili giganti.
maschili rudimentali, maschili normali, maschili e femminili, femminili giganti e partenocarpici.

Ulteriori esperimenti sull’influenza delle condizioni ambientali e della crescita delle piante sulla differenziazione del sesso nelle cucurbitacee vengono riportati.
La figura 3 riporta la registrazione delle temperature e del fotoperiodo realizzata nei due esperimenti sulla biologia fiorale di piante ginoiche e monoiche di cetriolo.

Figura 3 – Andamento delle temperature e del fotoperiodo durante i due esperimenti sulla biologia fiorale di piante ginoiche e monoiche di cetriolo.


Le piante si sono sviluppate, all'antesi, fino al nodo 25 ed il sesso dei fiori su ogni nodo del fusto principale è stato registrato. La figura 4 mostra l'espressione del sesso di piante di cetriolo ginoiche e monoiche. In questo esperimento, il primo fiore è apparso sui nodi 3-4 in entrambe le linee a confronto (ginoica e monoica) e la percentuale dei nodi con fiori femminili è stata del 100% nelle piante ginoiche e 89% in quelle monoiche. Le piante monoiche hanno prodotto i fiori maschili sui nodi 10-12, anche se i fiori femminili si sono sviluppati su altri nodi. La figura 5 mostra l'espressione del sesso in piante ginoiche e monoiche in un secondo esperimento. Il primo fiore è comparso sul nodo 5 nelle piante ginoiche e sul nodo 3 in quelle monoiche. La percentuale dei nodi con i fiori femminili in piante ginoiche ed in quelle monoiche è stata 100% e 22%, rispettivamente, nelle condizioni sperimentali. Le piante monoiche hanno sviluppato i fiori femminili sui nodi 6-7, 12-13, 19-20 e 24-25 ed i fiori maschili sono stati prodotti sugli altri nodi. I nodi con il fiore femminile sui fusti principali in piante monoiche nei due esperimenti sono stati 20,7 e 5,6, rispettivamente e la differenza è stata statisticamente significativa al test t di Student (P <0,01). Quindi, l'espressione del sesso delle piante ginoiche è stato relativamente stabile, ma quella delle piante monoiche ha avuto una notevole variabilità nei due esperimenti.

Figura 4 - Sesso dei fiori delle piante ginoiche e monoiche di cetriolo nel I esperimento. I dati del diagramma mostrano il sesso dei fiori su ogni nodo degli steli principali di sette individui. I cerchi neri e bianchi rappresentano i fiori femminili e maschili, rispettivamente. I nodi più bassi senza cerchio rappresentano i nodi vegetativi. Sia le piante ginoiche, sia le monoiche hanno prodotto i loro primi fiori sui nodi 3 o 4 degli steli principali. I fiori prodotti dalle piante ginoiche sono stati tutti femminili, ma le piante monoiche hanno prodotto i fiori maschili ai nodi 9-10-11-12-14. Figura 5 – Sesso dei fiori delle piante ginoiche e monoiche di cetriolo nel II esperimento. I dati mostrano il sesso dei fiori su ogni nodo degli steli principali di cinque individui. I cerchi neri e bianchi rappresentano i fiori femminili e maschili, rispettivamente. I nodi più bassi senza cerchio rappresentano i nodi vegetativi. Il primo fiore è comparso sul nodo 5 delle piante ginoiche e sul nodo 3 di quelle monoiche. Tutti i fiori delle piante ginoiche si sono mostrati femminili, mentre le piante monoiche hanno prodotto i fiori femminili sui nodi 6-7, 12-13, 18-19-20 e 24-25, e fiori maschili sugli altri nodi.

Si può, pertanto, concludere che, nelle Cucurbitacee, si nota un progressivo «slittamento» della sessualità, dalla fase maschile verso la femminile e che i fiori femminili aumentano parallelamente di dimensione sino ad arrivare ad uno stadio in cui sono capaci di continuare autonomamente ad ingrossarsi, sino ad originare frutti partenocarpici.
I frutti di solito contengono semi, ma frutti apireni appaiono regolarmente in alcune specie come, ad esempio, in certe varietà di cetriolo, non altrimenti che in varietà di banano, arancio e vite.
Lo sviluppo dei frutti non accompagnato dalla formazione dei semi è indicato col termine di partenocarpia.
I frutti partenocarpici possono originarsi in almeno tre modi:
1) normale sviluppo di un ovario senza alcuna impollinazione; é un fenomeno facilmente riscontrabile nelle cucurbitacee e nel cetriolo in particolare; infatti, in serra si coltivano da molto tempo varietà capaci di produrre frutti partenocarpici in assenza di insetti pronubi. La manifestazione del carattere é fortemente influenzata dalle condizioni ambientali. Nel cetriolo, ad esempio, é possibile ottenere frutti partenocarpici in condizioni di giorno breve e basse temperature notturne; negli zucchini si é osservato che, all'avvicinarsi della stagione fredda, gli ovari si ingrossano via via sempre di più prima dell'apertura del fiore, sino a quando, in ottobre e novembre, si originano diversi frutti partenocarpici;
2) stimolazione del frutto a svilupparsi da parte di polline in germinazione senza però che avvenga la fecondazione; occasionalmente, durante l'attività di selezione, si riscontrano frutti impollinati del tutto privi di semi; non é però chiaro se il polline abbia esercitato un'azione determinante nello sviluppo del frutto;
3) sviluppo di frutti in cui avviene la fecondazione, ma dove gli embrioni abortiscono precocemente.
Nelle angurie e nei cetrioli si può arrivare alla produzione di frutti privi di semi allevando individui triploidi nei quali si osserva un precoce aborto degli embrioni.
L'interesse pratico dell'apirenia é legato a problemi di tecnica colturale ed alle caratteristiche qualitative dei frutti. Nel cetriolo, infatti, l'ottenimento di frutti partenocarpici é particolarmente utile nelle colture di serra del periodo invernale e primaverile, quando gli insetti pronubi non sono in grado di assicurare l'impollinazione e quando, a causa delle basse temperature, non si avrebbe una buona germinazione del polline. Inoltre, nell'anguria, nello zucchino e nello stesso cetriolo i frutti apireni risultano qualitativamente superiori.

Caratteri botanici, biologia e fisiologia delle zucche del genere Cucurbita
L'apparato radicale è fibroso profondo e molto ramificato in superficie. Gli steli cilindrici o costoluti sono striscianti oppure cespuglianti con foglie lobate e seni tra i lobi più o meno profondi; i fiori unisessuali singoli sono portati all'ascella delle foglie.
La corolla pentalobata è di colore giallo intenso; i fiori maschili presentano un peduncolo allungato sottile, hanno 5 stami indipendenti dalla corolla riuniti a guisa di fune; i fiori femminili hanno un peduncolo più o meno allungato ed ispessito che sorregge l'ovario infero allungato o appiattito, uniloculare con 3-4 placente, lo stilo è provvisto di 3 stigmi bilobati. Normalmente i fiori maschili entrano in antesi in un periodo antecedente a quello dei fiori femminili per cui frequente è la fecondazione incrociata ad opera di insetti.
Il frutto è un peponide di varia forma e dimensione, con epicarpo coriaceo a maturità, mesocarpo carnoso edule; i semi sono attaccati sulla parete interna del mesocarpo poiché il centro del frutto è occupato da una cavità. I semi sono numerosi, appiattiti, di colore bianco o grigio scuro o bruno.
Le difficoltà di classificazione delle numerose varietà di zucca possono essere risolte con una breve chiave analitica in base ai caratteri delle foglie, del peduncolo del frutto e del seme (Homer e Thompson, 1951):
A – Foglie
1. Provviste di peli pungenti e profonde sinuosità tra i lobi Cucurbita pepo
2. Non provviste di peli pungenti, sinuosità indistinte o assenti.
a) Lobi acuti, foglie tenere, pelose con macchie bianche all'intersezione delle nervature Cucurbita moschata
b) Lobi arrotondati, pelose e ruvide, reniformi, macchie bianche mai presenti
B - Peduncolo del frutto
1. Cilindrico, morbido e spugnoso, piegabile senza difficoltà Cucurbita maxima
2. Angoloso con 5 lati scanalati, consistente
a) Svasato all'attacco del frutto Cucurbita moschata
b) Non chiaramente svasato o allargato all'attacco del frutto C. pepo
3. Approssimativamente cilindrico, irregolarmente solcato, non svasato o allargato all'attacco del frutto, consistente Cucurbita moschata
C - Seme
1. Colore grigiastro chiaro o scuro, margine ispessito più colorato e di diversa struttura rispetto alla parte centrale, ilo obliquo, arrotondato od orizzontale Cucurbita moschata
2. Margine, se presente, di colore e struttura identica alla rimanente parte del seme.
a) Colore bianco, bruno, bronzo, ilo obliquo Cucurbita maxima
b) Colore crema chiaro, ilo orizzontale o arrotondato Cucurbita pepo

Nell'ambito della Cucurbita maxima vengono distinte le seguenti varietà botaniche: var. turbantiformis Alef. e var. semiturbana Alef., la prima è caratterizzata da frutti a forma di turbante, con tipiche escrescenze nel terzo inferiore.

Miglioramento genetico e varietà
Le zucche, piante monoiche ad impollinazione incrociata, non si comportano come altre specie allogarne quando sono sottoposte ad autofecondazione.
In Cucurbita maxima gli effetti della autofecondazione ripetuta non sono risultati apprezzabili; dopo 10 generazioni di autofecondazione sono risultate riduzioni di vigore inferiori al 5% rispetto al test ed anche gli ibridi F1 realizzati hanno presentato modesti miglioramenti produttivi rispetto al test.
Si deve quindi concludere che in questa specie la fissazione dei caratteri desiderati per autofecondazione può rappresentare un valido metodo per costituire nuove cultivar e la produzione di ibridi F1 non è molto incoraggiante anche se è oggi possibile ottenere la demasculazione delle linee portasene eseguendo trattamenti con appropriati composti chimici. Gli incroci interspecifici Cucurbita maxima x Cucurbita moschata, Cucurbita moschata x Cucurbita pepo e Cucurbita maxima x Cucurbita pepo sono possibili solo attraverso la impollinazione artificiale e con basse frequenze di attecchimento; gli ibridi 1 presentano inoltre bassi livelli di fertilità. Il fatto che queste specie coesistano da secoli nei centri di origine (Centro America) e che abbiano mantenuto la loro identità dimostra l'esistenza di barriere di sterilità che impediscono l'ibridazione naturale. Interessante risulta la ibridazione Cucurbita moschata x Cucurbita maxima per combinare la resistenza agli insetti della prima con le migliori caratteristiche qualitative della seconda.

Produzione del seme
Viene seguita la stessa tecnica colturale applicata per la produzione dei frutti con la precauzione di distanziare convenientemente (almeno 1.500 m) le diverse cultivar in riproduzione. Questa precauzione deve essere adottata anche nel caso di zucche appartenenti a specie diverse in quanto, anche se sono poco probabili gli incroci, è possibile lo sviluppo di frutti partenocarpici, soprattutto nelle cultivar di Cucurbita moschata, che vanno ad incidere negativamente sulla produttività della coltura da seme.
È importante il controllo sanitario delle colture da seme per garantire adeguati livelli produttivi ed impedire che i semi vengano infettati da malattie; particolare cura deve essere dedicata alla lotta afidica per evitare l'estendersi delle infezioni virali (virus mosaico della zucca) che può essere trasmesso per seme a livelli del 2%.
I frutti vengono raccolti a completa maturità quando hanno assunto il colore caratteristico. 1 semi possono essere estratti manualmente tagliando i frutti, oppure mediante impiego di macchine frantumatrici; in quest’ultimo caso i semi risultano mescolati con i tessuti placentari e con la polpa, quindi vengono messi a macerare per 3-5 giorni in sacchi di plastica. I semi vengono poi separati mediante lavaggio ed asciugati e forniscono produzioni di circa 1,0 t/ha. Il peso di 1.000 semi è di 300-500 g, un litro di seme pesa 350-450 g. La germinabilità minima ammessa per la commercializzazione è dell'80%.



Cucurbita maxima

I nomi comuni di Cucurbita maxima sono di seguito riportati:

  • AFRIKAANS: Pampoen.
  • ARABIC: Qar'islambuli, Qar'malti, Qar'maghrabi, Karr estmboly (Egypt).
  • CHINESE: Sun gua, Fan nan gua, Yang gua, Bei gua.
  • DANISH: Centnergræskar.
  • DUTCH: Pompoen, Ronde pompoen, Reuzenpompoen, Reuzenkalebas.
  • ENGLISH: Winter squash, Japanese squash, Sweet-fleshed pumpkin, Sweet-fleshed squash, Giant pumpkin.
  • ESTONIAN: Suureviljaline kõrvits.
  • FINNISH: Jättiläiskurpitsa.
  • FRENCH: Potiron, Giraumon, Courge-giraumon, Courge d'hiver, Grosse courge, Courge-potiron.
  • GERMAN: Risen-Kürbis, Risenkürbis, Riesenkuerbis.
  • HEBREW: Delaat gedola.
  • HINDI: Kadduu, Sitaphal.
  • HUNGARIAN: Sütö tök.
  • ITALIAN: Zucca, Zucca gigante.
  • JAPANESE: クリカボチャ Kuri kabocha, セイヨウカボチャ Seiyou kabocha, 西洋カボチャ Seiyou kabocha.
  • NEPALESE: Kadu, Kashi phal, Pharsi, Sitaa phal.
  • NORWEGIAN: Kjempegraskar.
  • POLISH: Dynia duza, Dynia olbrzymia.
  • PORTUGUESE: Abóbora-menina, Abóbora-moranga.
  • RUSSIAN: Tykva gigantskaia.
  • SPANISH: Calabaza amarilla, Calabaza de cidra , Calabaza grande, Calabaza gigante, Calabaza tamalayota (Mexico), Calabaza tonanera, Calabaza redonda, Quinoa, Quinua, Zapallo (Argentina).
  • SWEDISH: Jättepumpa, Pumpa.
  • TAGALOG: Kalabasa.
  • URDU: Halva kaddu, Mitha kaddu.
  • VIETNAMESE: Bí.
  • YORUBA: Apala.
La Cucurbita maxima è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Cucurbitaceae e viene detta comunemente zucca dolce. In lingua anglosassone è chiamata “Winter squash”, come già detto sopra.
La forma biologica è
T scap (pianta erbacea annuale, con portamento eretto).
Periodo di fioritura é VII-VIII.
Il tipo corologico é Coltiv.. Lo sviluppo può avvenire ad un’altitudine comresa tra 0 e 1500 m s.l.m..
Il primo Paese nel mondo produttore di Cucurbita maxima è la Cina con superficie di 6.509623 ha ed una produzione raccolta di 6.359.623 t, cui segue l’India con 3.500.000 t e la Federazione Russa con 953.840 t .
In Europa è praticamente diffusa in tutta l’Italia, mentre negli Stati Uniti la si ritrova nell’area orientale e parzialmente in quella centrale, con una produzione totale di 786.980 t (dati FAO, 2008). Agli U.S.A. segue l’Egitto superficie di 700.000 ha ed una produzione di con 651.859 t e l’Italia con una superficie di 315.700 ha ed una produzione di 518.964 t (FAO, 2009). Ha le seguenti caratteristiche botaniche: fusto rampicante; foglie cuoriformi e lobate; fiori grandi di colore giallo con 5 petali; frutti rotondi di grandi dimensioni, a superficie liscia o rugosa di colore verde grigio, giallo o arancione, polpa di colore giallo o arancione.
Varietà
Banana, con frutti cilindrici piegati a banana lunghi 45-50 cm, buccia verde grigiastra che vira al rosa a maturità; matura in 120 giorni ed è apprezzata per la polpa colore arancio chiaro, a grana sottile e di sapore dolce.
Marina di Chioggia, con la polpa arancione;
Zucca Berrettina Piacentina;
Flat White Boer Van Niekerk;
Zucca - Uchiki Kuri;
Zucca Lakota;
Zucca Hubbard, con frutti allungati bitorzoluti come un grande limone pesanti fino a 20 kg, conservabili a lungo, resistenti ai trasporti ed allo stivaggio;
Grigia di Bologna, usata per le marmellate;
Mammouth, a polpa gialla;
Hubbard;
Mantovana;
Piena Di Napoli;
Violino;
Zucca Turbante turco;
Gigante quintale, la zucca italiana di maggiori dimensioni, ha frutti rotondi grossi leggermente costoluti e schiacciati ai poli, con buccia di colore giallastro e polpa giallo arancio molto zuccherina; è adatta ad essere conservata a lungo.
Passeremo in rassegna alcune delle varietà ora citate:

Marina di Chioggia
Marina di Chioggia (figura 6) è una magnifica varietà di zucca tradizionale italiana, di eccellente qualità gastronomica: ideale per tortelli di zucca e gnocchi. Presente in Italia da diversi secoli, ebbe come tutte le C. maxima il suo punto d’origine in sud America. Nota anche come Zucca Santa o Zucca Barucca; questo termine deriva dall’unione di verruca e la parola ebrea baruch (santo, benedetto).
Nota sin dai tempi più antichi, la zucca ha rappresentato per secoli una riserva alimentare nelle zone più povere, soprattutto contadine. Oggi appare invece nelle migliori proposte della nostra cucina e non solo per il suo gradevole sapore e per la sua versatilità nell'abbinarsi in mille ricette, ma anche per le sue proprietà "mediche".
Fatta al forno o utilizzata per risotti o come ripieno per tortellini, è apprezzata anche in raffinati tortini che si rifanno alla nouvelle cousine. Come tutti gli ortaggi gialli contiene betacarotene, utilissimo nella prevenzione dei tumori e nella sua polpa si trovano anche antiossidanti, che prevengono l'invecchiamento cellulare, carotenoidi, che difendono il cristallino dell'occhio dal rischio di cataratta e l'acido fenolico, un potente anticancro in quanto si lega alle sostanze cancerogene, evitando che vengano assorbite dall'organismo. Inoltre la zucca è un vegetale molto ricco di fibre, per cui ha un grande potere saziante.
La zucca si presta anche ad essere utilizzata nell'arte decorativa e tenerla in casa è sempre auspicio di felicità e di abbondanza, una tradizione questa che viene dall'oriente, legata alla notevole quantità di semi che contiene e che ne fanno un simbolo di fertilità.
In America, per celebrare la festa di Halloween, alla vigilia d'Ognissanti, le zucche svuotate, intagliate come maschere ed illuminate dall'interno con candele, sono portate di casa in casa da ragazzi e bambini, ai quali, oltre a piccoli doni, vengono raccontate storie misteriose, che creano così un'atmosfera di "horror festoso". Una festa ormai estesasi ormai anche in Europa e così nel Veneto, sia pure solo neo locali frequentati dai giovani.
Grazie alle varie qualità presenti sul mercato e al perfezionamento delle tecniche e dei metodi di conservazione, la zucca può essere gustata in ogni stagione.
Il Veneto è una delle regioni italiane dove questa pianta, conosciuta come "Marina di Chioggia", si è meglio acclimatata e dove è coltivata in maniera intensiva per un consumo abituale nei comuni di Chioggia, Cavarzere e Cona. Classificata tra i prodotti tipici tradizionali, si presenta in forma grossa, rotonda e schiacciata ai poli, con una scorza verde scuro e grigio e bitorzoluta. Detta anche "baruffa", soprannome che le deriva forse dal fatto che Carlo Goldoni ne parla nella sua commedia "Le baruffe chioggiotte", alla zucca, nel periodo autunnale, sono dedicate numerose e varie sagre "paesane" , come quella di Salzano, in provincia di Venezia, che si terrà dal 31 ottobre fino all'11 novembre.
Ricco il programma della manifestazione, con giochi, concorsi e intrattenimenti vari, tra cui l'attività degli intagliatori di zucca e spettacoli tradizionali a tema. Una mostra mercato delle zucche e prodotti ortofrutticoli della zona sarà affiancata da un'esposizione dei prodotti tipici ed artigianali. Per tutta la durata della sagra saranno in funzione stand enogastronomici con specialità a base ovviamente di zucca.


Figura 6 - Zucca Marina di Chioggia vista dall'alto e capovolta.


Zucca Berrettina Piacentina o Berretta da prete
La zucca Berrettina Piacentina o Berretta da prete (figura 7) è una varietà italiana, tradizionale nel Piacentino, nel Mantovano, nel Cremonese e nel Reggiano. Ha forma simile alle varietà “Marina di Chioggia” e “Turbante di Turco”. Ha polpa dolce e soda, piuttosto farinosa, molto serbevole (8 mesi) e buccia dura, tipicamente grigia. I semi sono grossi e non numerosi; ottimi come bruscolini.
Figura 7 – Zucca “Berrettina Piacentina” detta anche “Berretta da prete”. Figura 8 – Zucca “Flat White Boer Van Niekerk”.


Zucca Flat White Boer Van Niekerk
Zucca Flat White Boer Van Niekerk (figura 8) è una Varietà sudafricana con frutti rotondi appiattiti, leggermente costoluti, a buccia liscia, bianca e tenera e polpa arancio scuro di ottima qualità. Abbastanza produttiva (2-4 frutti per pianta di 30-35 cm di diametro), è anche abbastanza serbevole (sino a 8 mesi).

Zucca Uchiki Kuri
La Zucca Uchiki Kuri (figura 9) è una varietà di recente introduzione dall’Estremo Oriente appartenente alla tipologia “Okkaido”. Il frutto è rotondeggiante del peso medio di kg 1,5 circa con la buccia color rosso aranciato, mentre, la polpa di squisito sapore, è di colore giallo intenso. Questo tipo di zucca la cui produzione è assai significativa, sia come qualità, sia come quantità è particolarmente richiesta dall’industria dolciaria per il suo gusto zuccherino e per la sua bontà senza eguali. E’ varietà che si adatta perfettamente ad ogni tipo di terreno e sopratutto ad ogni clima; le prove eseguite in più parti d’Italia lo hanno brillantemente dimostrato. Il periodo di semina é febbraio-marzo in ambiente protetto o riscaldato, aprile-maggio direttamente a dimora. La semina si effettua interrando 3-4 semi per buchetta. Il seme occorrente è di g 100 circa per m2100 di terreno. La distanza è da m 1-1,5. tra le postarelle e/o le buchette e m 2 tra le file.

Zucca Lakota
La Zucca Lakota (figura 910) è una varietà di Cucurbita maxima, molto simile alla “Uchiki Kuri”, selezionata dagli indiani d’America, molto vigorosa, precoce, ma non molto produttiva. I frutti hanno forma un po’ allungata, buccia non molto coriacea percorsa da disegni verde scuro sul fondo arancione vivo, polpa di sapore delicato, che si può consumare anche cruda, grattugiata. Abbondante la produzione di fiori grandi, ideali da cucinare in pastella o ripieni. Conservazione 6-8 mesi o più.
Figura 9 – Zucca “Uchiki Kuri”. Figura 10 – Zucca “Lakota”.


Zucca Green Hubbard
La Zucca Green Hubbard (figura 11) è una zucca di origine americana. Frutto lungo fino a 75 cm per 35 di diametro del peso di 20 Kg circa. Pericarpo molto duro, spesso, resistente ai trasporti ed allo stivaggio. Polpa eccellente assai farinosa e ben colorita. Si conserva ottimamente tutto l'inverno. Vegetazione che raggiunge la lunghezza di m 5-6. Il periodo di semina é febbraio-marzo in ambiente protetto o riscaldato, aprile-maggio direttamente a dimora. S’interrano 3-4 semi per buchetta, usando 100 g di seme per 100 per m2 di terreno. La distanza delle piante è da m 1 a 1,5. tra le postarelle e/o le buchette e m 2 tra le file. Bisogna lasciare una sola pianta per buca.

Zucca “Mooregold”
La Zucca “Mooregold” (figura 12) varietà di origine americana a maturazione media con pianta molto produttiva. Il frutto si presenta medio grosso ( da 3 a 8 Kg), tondeggiante fortemente schiacciato, del diametro di 20-25 cm, dell'altezza di 12-15 cm, solcato con suddivisione in spicchi, con buccia liscia o leggermente bollosa, di colore arancio intenso a maturità e polpa di colore arancio, soda, dolce. Molto serbevole, fino a 9 mesi. La parte edibile è costituita, oltre che dalla polpa dei frutti, anche dai semi, ottimi se tostati o, tradizionalmente, salati ed essiccati.
Se non utilizzato come uno zucchino, la polpa viene utilizzata per varie preparazioni quali gnocchi, risotti, tortelli o ravioli, oppure per preparare zuppe, minestre, creme o vellutate. Può essere consumata lessata o fritta e viene usata come ingrediente anche per alcuni dolci, torte, confetture o mostarde. Particolarmente apprezzato l'impiego nei prodotti della tradizione culinaria mantovana.
La semina viene effettuata ad una profondità di 3 centimetri con distanza di 60-150 cm sulla fila e 150-200 cm tra le file. Viene seminata tra febbraio e marzo in serra con trapianto in aprile - maggio. In campo viene seminata tra aprile e giugno. La raccolta viene effettuata generalmente dopo 90-100 giorni tra luglio e novembre.
La polpa è ipocalorica, contiene un'alta concentrazione di acqua (94%), molte fibre e una bassissima percentuale di zuccheri semplici. È particolarmente ricca di vitamina A, C e betacarotene, di sali minerali quali il potassio, il calcio e il fosforo.

Figura 11 – Zucca “Green Hubbard”. Figura 12 – Zucca “Mooregold”.


Zucca Turbante turco
La Zucca Turbante turco (figura 13), chiamata anche Turbante di Aladino o Zucca Fungo (in inglese Turban squash o Turban pumpkin ed in francese Giraumont) è una varietà di zucca ornamentale, ottenuta dalla zucca classica, in Francia, in modo casuale, grossa ed irregolare, con buccia bitorzoluta e spessa. Viene largamente usata anche come zucca da ornamento ed ha la particolarità di conservarsi a lungo. Le dimensioni alla raccolta variano in genere da 1 a 5 kg, sebbene si possano trovare frutti di quasi 7 grammi, ha una polpa carnosa con consistenza farinosa. La bellezza dei frutti ripaga della polpa di qualità mediocre. E' aromatica, quasi dolce. Questo prodotto della terra, non trova molti estimatori per la ridotta pezzatura e per la destinazione commerciale. In occasione della festa di Halloween, la si trova più facilmente disponibile nei banchi di alcuni supermercati o rivenditori ortofrutticoli. In Italia è ormai diventata un prodotto tradizionale in quanto vi è coltivata da molto tempo.

Storia
La zucca è originaria della zona del Centro-Sud America e della parte meridionale del Nord America, zona compresa oggi tra i paesi del Messico e Perù. Arriva in Francia nei primi anni della scoperta dell'America ma solo più tardi, trovando condizioni climatiche favorevoli nel paese, in alcuni esemplari si ha il viraggio del suo colore (e della sua forma, completamente diversa dalla classica zucca) dall'originario e caratteristico colore arancio agli attuali rosso e bianco, grazie ad alterazioni genetiche avvenute in modo casuale dall'uomo (per questa causa la Zucca Turbante turco non sarebbe mai esistita in natura) e innesti casuali successivi. In Italia è arrivata poco tempo dopo. Questa zucca è coltivata quasi ed esclusivamente a scopi ornamentali: i produttori la coltivano soprattutto per il mercato di Halloween. Il nome deriva dalla caratteristica forma a turbante del cappello sbordante. Il nome francese "Giraumont" deriva, invece, dal termine “jirumum”, originario dalla lingua Tupi, e significa "una sorta di turbante cresciuto nelle isole delle Antille caraibiche". La nascita della varietà fu certificata entro l'anno 1614 e con essa il nome.

Classificazione botanica
La Zucca Turbante turco è una varietà della specie Cucurbita maxima, famiglia delle Cucurbitaceae.

Morfologia
La Zucca Turbante turco è una grossa e particolarissima zucca assomigliante ad un grosso fungo formata da due parti ben distinte: sopra ha una specie di cappello (il cosiddetto turbante o cupola), ovvero un grosso gnocco avente calotta sbordante di molto, solitamente liscia e lucida (raramente costoluta o opaca) o bitorzoluta, che comprende i due terzi del frutto. Nella parte bassa vi è un altro gnocco, ma questa volta allungato e più piccolo. Si divide in quattro o più sezioni leggermente visibili e delimitate da delle cicatrici chiare o biancastre/marroni (presenti anche in altre parti del frutto). La Zucca Turbante turco è una delle varietà di Cucurbita maxima più indicate per la decorazione a causa della sua forma unica e dei suoi colori brillanti. Complessivamente il frutto, che è essiccabile, è all'incirca 18 x 18 centimetri, ha dimensioni e forme variabili (poiché il cappello sopra può coprire interamente la parte sotto) ed avere o no il classico pezzo di gambo verde attaccato alla parte superiore. All'attaccatura tra il cappello e la parte sotto si formano, solitamente, dei grumi marroni simili a bolle piene (presenti anche in altre parti). La buccia è spessa, bitorzoluta, venata (con vene chiare) e liscia tra un grumo e l'altro. Nella zona centrale della parte bassa vi è un grosso gnocco marrone (non sempre presente). Solitamente è gialla nella parte che poggia per terra. Il durame, la corteccia, l'alburno, il libro ed il cambio sono verdi. Il colore della scorza (o buccia) è verde su tutta la zucca quando l'esemplare è immaturo, diviene rosso acceso (molto raramente rosso-arancio, macchiettato di giallo, macchiato di blu o di nero, verde o grigio) venato di verde nel cappello quando matura e bianco venato di rosso e verde nella parte inferiore. La polpa (mediocre), dura, venata (con vene di colore chiaro) e tenace da cruda mentre molle da cotta, è arancione e filacciosa ha un sapore delizioso, è infatti zuccherina e farinosa. Essa non contiene molti semi lisci (quattro per grammo) attaccati ai filacci della polpa (che sono intricati ed abbondanti) ma comunque ne produce una discreta quantità. I semi, di colore bianco crema, sono grossi, umidi, scivolosi, spessi ed essiccabili. Essi sono attaccati a vicenda ed alla polpa grazie a dei fili spessi arancioni e venati che fungono da primitivo "cordone ombelicale". Le piante delle Zucche Turbante turco sono vigorose, a fusti verdi, venati con venature chiare che trasportano la linfa, verdi scuro all'esterno e più chiaro all'interno, con puntini bianchi sulla buccia, striscianti, con midollo bianco-verdastro centrale e lunghi da diversi metri a uno o due metri: le piante di questa zucca, con i loro fusti serpeggianti (che possono arrampicarsi) e le ampie foglie coprono rapidamente il terreno, perciò essi richiedono scerbature e sarchiature solo nel primo periodo di coltura. I fusti, le foglie, i fiori e le parti verdi della pianta (non del frutto) hanno piccoli peli a volte pungenti. Le gemme sono identiche a quelle delle altre zucche e delle altre piante. Con la scacchiatura sì lasciano due soli tralci per buca, in seguito si cima a due foglie sopra un frutto in formazione. Al taglio o alla frattura tutta la pianta (comprese foglie e radici) secerne la linfa. Non potare le radici. Questi ultimi (i fusti) possono divenire marroni alla base. All'attaccatura con il frutto è presente un peduncolo cilindrico, sporgente e verde. Le venate e triangolari foglie verdi (grandi, a cinque lobi arrotondati e simili a quelle delle altre zucche), ed i piccioli verdi sono ricoperti di ruvidi peli, i fiori (simili a quelli delle altre zucche e venati) sono grandi, a forma di ombrello semichiuso (con impollinazione entomofila), di colore arancio intenso e di sesso diverso sulla stessa pianta: si riconoscono dallo stilo (o dagli stami, ricchi di polline giallo limone) che nei fiori maschili sono assai più lunghi. I fiori sono venati di chiaro, commestibili e oggetto di commercio, sono raccolti freschi e venduti a mazzi nei mercati, in privato o nei negozi. L'impollinazione avviene grazie agli insetti ed è simile a quella delle altre zucche e delle altre piante. I fusti emettono dei pampini verdi che la pianta usa per arrampicarsi ed ancorarsi. Le radici sono simili a quelle delle altre zucche ed hanno le stesse caratteristiche e colore.

Terreno
La Zucca Turbante turco esige di un terreno di medio impasto, fresco e soffice, senza ristagni d'acqua e ben dotato di sostanza organica. La reazione ottimale è quella leggermente acida. Questa zucca si adatta a qualsiasi tipo di terreno, ma se si desidera raggiungere migliori risultati si sceglierà un terreno sciolto, ben lavorato e sminuzzato a cui si somministra una concimazione completa in forma granulare a lenta cessione o terricciato in presemina; concimi complessi ternari equilibrati. Sconsigliato il ripetersi della coltivazione sullo stesso terreno prima che siano trascorsi almeno 3 anni poiché la Zucca Turbante turco esige di un terreno molto fertile e ne consuma vivamente le sostante nutritive. Pianta da rinnovo, non devono seguire alla sua coltivazione se stessa, altre cucurbitacee, solanacee, leguminose, il pomodoro, il peperone, la melanzana, il fagiolo, il pisello, l'anguria, il melone, lo zucchino ed il cetriolo. Non ha bisogno di pali o tutori di sostegno poiché cresce a terra.

Consociazione
Nelle prime fasi del ciclo si può consociare con i fagioli.

Clima
La Zucca Turbante turco esige un clima temperato caldo ed umido. La temperatura adatta alla vegetazione di questo ortaggio è compresa fra i 10 o i 24 gradi, seminando all'aperto con temperature più basse dei 10 gradi la germinazione viene ritardata finché il seme, al riparo nel terreno, non avverte la temperatura ideale. Un trapianto eseguito a temperatura inferiore ai 10 gradi è errato e pregiudica i risultati (spesso la morte). L'esposizione è preferibile al sole o a mezz'ombra, in ombra vive piuttosto male in quanto la zucca ha difficoltà a fare la fotosintesi clorofilliana.

Periodo di semina
La Zucca Turbante turco può venire piantata a febbraio-marzo in ambiente protetto (serra) o riscaldato, mentre in aprile-maggio direttamente nel terreno. Si può seguire anche il calendario lunare. In quest'ultimo vi si devono fare delle buchette, o delle postarelle, per mettervi i semi. La tecnica è la stessa delle altre zucche. Se si vogliono comprare piantine già nate di Zucca Turbante turco, esse saranno innestate. Questa zucca è infatti innestabile ed ha, solitamente, un portainnesto di zucca selvatica. Le piantine prese dal vivaio vanno piantate subito in quanto hanno un rapido sviluppo. Le Zucche Turbante turco possono venire riprodotte per seme, talea e margotta.

Semina e cura
La Zucca Turbante turco si semina direttamente nell'orto in aprile-maggio ponendo in ogni buchetta o postarella 3-5 semi alla profondità di 3 cm circa. Le buchette saranno distanziate 2 metri tra le file e 1-1,5 metri tra le buche. Per una coltura forzata si semina in vasetti (da cambiare man mano che la zucca cresce e usare quelli più grandi di almeno il doppio quando sbordano le radici della pianta al di fuori del vecchio vaso) in serra calda all'inizio di febbraio e si porta in serra fredda trapiantando dopo la metà di marzo (dopo quaranta giorni) per raccogliere da maggio in poi (ricordare che la coltura in vaso vuole le stesse cure di quella a terra e che avrà le stesse caratteristiche morfologiche). Importante è concimare bene ed irrigare spesso i vasi. La semina a dimora deve rispettare le stesse distanze e si compie mettendo tre semi in ogni buchetta. La semina a dimora avviene in marzo-maggio, in buche distanti fra loro 200-250 centimetri (3-4 semi ciascuna) ad una profondità di 2-3 centimetri (g di semi 0,6-0,8/m2). Solitamente dei tre semi ne nasce solo uno ma, in casi rari in cui ne nascano due, bisogna provvedere a strapiantarne una a giusta distanza. Per avere grossi frutti bisogna irrigarla molto spesso. Le piante non hanno bisogno di interventi particolari di potatura, defogliazione o cimatura a parte in presenza di parti secche, marce o malate.
Tra le cure adibite a questa zucca ricordiamo:

Le irrigazioni estive (utili per favorire una crescita sana).
Le sarchiature.
Le zappettature, utili per arieggiare il terreno e mantenerlo libero dalle piante infestanti (da tenere presente di non danneggiare le radici della zucca).
La cimatura del tralcio primario sopra alla seconda o quarta foglia per agevolare lo sviluppo dì germogli ascellari che a loro volta cimeremo.
Il diradamento dei fusti si pratica lasciando per ogni buchetta l'individuo più robusto. Esso si esegue allorché le piante presentano la terza foglia ben formata. Si può effettuare anche il diradamento dei frutti, mantenendone non più di 2 o 3 zucche per pianta allo scopo di stimolare il loro ingrossamento.
Le sarchiature e diserbo manterranno soffice e pulito il terreno.
Le esigenze idriche sono normali nella fase di germogliazione, elevate in seguito.
Diradamento: piante con 2-3 foglie, per lasciare una pianta per buca.
In semenzaio: non consigliabile; comunque da effettuarsi in vasetti con le modalità sopra descritte.
Germogliazione: 4-12 giorni.
Quando inizia la produzione si può somministrare nitrato di potassio in due riprese a distanza di 10 giorni. Il concime adatto sarebbe quello granulare a lenta cessione ma vanno bene anche tutti gli altri.
Se vogliamo applicare l'agricoltura biologica, ed usare il letame, allora interreremo 5 q/100 m2 di quest'ultimo (possibilmente maturo), alla profondità di 35-40 cm durante i lavori di preparazione del terreno. Importante è comprare dei concimi con molti micro e macro elementi che favoriscono le funzioni della zucca. Evitare un'eccessiva dose di azoto in primavera, poiché, a causa della diminuzione della concimazione in inverno, porterebbe ad un ingrandimento eccessivo delle foglie, mentre in autunno è meglio aumentare la dose di potassio. Per favorire la fioritura si procederà aumentando la dose di fosforo.
La Zucca Turbante turco ha bisogno di un rifornimento idrico abbondante, mediante irrigazioni poco frequenti e a fondo.
Ricordare che, però, l'acqua fredda può provocare l'arresto di sviluppo dei frutti, così come le cadute termiche. Poiché i fusti vanno soggetti facilmente a marciumi, occorre evitare di bagnare la parte aerea e non provocare ristagni: meglio bagnare abbondantemente e non con troppa frequenza il terreno attorno alle piante, con acqua a temperatura ambiente, nelle ore centrali della giornata.
Trattare con antiparassitari in base alle esigenze (ricordare che vanno bene tutti i prodotti da dare anche alle altre varietà di zucche). I frutti raccolti devono essere sistemati e trasportati in contenitori di plastica, la cui capienza è di circa kg 25. Per il trasporto all'industria di trasformazione, le zucche arrivate al centro di raccolta aziendale e/o collettivo possono successivamente essere trasferite in cassoni, singolarmente identificati, che non superino 2,5 quintali. La grandezza, il colore, il peso e tutte le altre caratteristiche fisiche di questa zucca dipendono dalle annate. L'acqua piovana è da preferire, ma anche quella minerale naturale (mai gassata o semi-gassata) o del rubinetto vanno bene (attenzione, però, all'eccessiva dose di cloro, che può essere eliminata con appositi filtri e alla temperatura che deve essere sempre ambientale). Più il vaso è grande, meno acqua serve.

Zucca Turbante turco della sottovarietà Mini Turbante
Varietà precoce e produttiva, una pianta di Zucca Turbante turco produce 4 a 6 frutti, di taglia da 1 a 5 kg. Essi si conservano fresche da 4 a 12 mesi ma possono essere essiccate e conservate in luoghi secchi per molti anni. La Zucca Turbante turco può venire coltivata anche come ortaggio da competizione. Per le competizioni non esiste un vero e proprio standard ma vi sono difetti inaccettabili per questi eventi.
I difetti gravi sono (figura 14):
Colori non corrispondenti a quelli descritti e mal disposti (colori estesi nelle due parti ininterrottamente).
Cappello più piccolo della parte sotto.
Cappello troppo grosso.
Cappello e parte sotto non dritti e deformati.
Deformazioni varie.
Divisioni tra le parti.
Eccesso di rughe e bitorzoli.
Crepe varie e spaccature.
Eccesso di cicatrici e gnocchi vari.
Zucche Turbante turco difettose pronte da vendere a San Rafael, Mendoza, Argentina (figura 16).
Sottovarietà
Esiste una versione ridotta (a causa della forma) della Zucca Turbante turco detta anche Mini Turbante, Zucca Fungo (per la forma) o Bonnet Rouge (figura 15). Essa è uguale in tutto e per tutto (caratteristiche fisiche, produttività, coltivazione) alla varietà grande. Ogni pianta nana produce sino a 6 frutti di 8-12 cm di diametro, che maturano in 100 giorni e si conservano qualche mese. Varietà molto decorativa, a forma di fungo, sempre più diffusa nel nostro paese negli ultimi tempi. Probabilmente la zucca fu descritta come piccolo turbante cinese nell'opera del Vilmorin del 1885.

Raccolta
La Zucca Turbante turco viene raccolta a mano a settembre o ottobre, a 150 giorni circa dalla semina, (quando la pianta è secca) in base alle annate se favorevoli o sfavorevoli. La raccolta è scalare. Avviene da fine estate a novembre, quando le foglie della pianta sono secche e i frutti maturi. Se la maturazione è incompleta bisogna lasciare i frutti al sole a completare la maturazione e si conservano freschi, disposti su tavole di legno. Le Zucche Turbante turco hanno il picciolo ben attaccato (per evitare marciumi) da infiltrazione d'acqua o umidità nel buco. Per favorire l'essiccazione, le zucche si pongono al sole sotto un portico asciutto e tiepido, affinché si asciughino divenendo più serbevoli. Esse (se intere) si possono poi conservare a lungo in un locale buio asciutto e ventilato, badando che la temperatura non scenda sotto i 10°C, altrimenti la polpa cristallizza e in seguito marcisce. La tradizione vuole che si mangino entro carnevale. I pezzi di zucca cruda si conservano in frigorifero, nel reparto delle verdure, avvolte dentro la pellicola trasparente, o di alluminio, e vanno consumate nel giro di pochi giorni poiché si disidratano con facilità. Tolta la buccia e tagliata a dadini, eventualmente scottati per qualche minuto in acqua bollente, può essere anche congelata.
La produzione media per pianta è di 3-4 kg/m2.
La conservazione intera in esterno avviene per circa 180 giorni a 10-12 °C.

Diffusione
La Zucca Turbante turco è diffusa irregolarmente nel centro-nord e (pochissimo) nel sud della penisola italiana e della Francia, a macchia di leopardo. E presente irregolarmente anche in Europa. Sia in Italia che in Francia e continente europeo essa è quasi sconosciuta.

Cucina ed usi
La Zucca Turbante turco è molto decorativa ma dotata di discrete prerogative culinarie: è ottima per fare zuppe, insalate, purè, i semi vengono seccati e poi tostati. Dopo questo processo essi divengono come pop corn. Le carni cotte al momento hanno un sapore cremoso e forte. Purtroppo essa, come le altre zucche, ha un valore nutritivo basso a causa dell'elevata percentuale di acqua. Il suo unico pregio è avere un buon contenuto di vitamina A (carotene). La polpa fresca e il succo hanno un effetto lassativo e diuretico. I semi, pestati nel mortaio, forniscono un olio commestibile di sapore gradevole. Una volta seccato il frutto ed averlo pulito si può ricavarne borracce, fiaschi, recipienti vari e contenitori per il vino. Questa zucca è particolarmente indicata per farvene zucche di Halloween, poiché l'effetto dato dal cappello è molto particolare. Con la polpa della zucca è possibile preparare una maschera di bellezza per il viso. Schiacciate una fettina di zucca cruda e un pugnetto di semi, mescolate il tutto con un po' di miele, applicate l'impasto sul viso e lasciate in posa per qualche minuto: tutte le pelli, specie quelle grasse con i punti neri, saranno più pulite e levigate. La polpa di zucca è ipocalorica (15 calorie ogni 100 grammi) grazie alla presenza al suo interno di un'alta concentrazione di acqua (94%) e una bassissima percentuale di zuccheri semplici. Come ogni ortaggio e ogni frutto di colore arancione-rosso, la zucca è particolarmente ricca di vitamina A, di minerali quali il potassio. Il calcio e il fosforo e di molte fibre. Contiene, inoltre, tanta vitamina C e betacarotene. La zucca è indicata nella prevenzione dei tumori e per mantenere un corretto equilibrio idrico dell'organismo e delle mucose. La polpa tritata può essere usata anche come lenitivo per infiammazioni cutanee, mentre la buccia può essere usata per piccole scottature. I semi sono utili per prevenire e sostenere la terapia contro le disfunzioni a livello delle vie urinarie. Sono inoltre un sicuro aiuto contro la tenia. Aggiunto al latte o al succo di frutta, l'estratto di zucca è indicato nel controllo delle nausee mattutine, dei disturbi gastrici e prostatici.

Differenze con piante simili
Inconfondibile sia per la forma che per il colore delle due parti. Le uniche zucche vagamente simili per la forma sono: la Zucca berrettina piacentina, la Zucca Cappello del prete e Zucca Giraumon Turban.

Avversità
Fra le malattie che possono colpire la Zucca Turbante turco la più comune è il mal bianco che attacca questi ortaggi anche nei primi stadi di vita. Esso è provocato dalla Sphaeroteheca Castanei e si manifesta con una efflorescenza (puntini o peletti) biancastra sulle foglie, seguita da ingiallimento e morte delle piante. Si combatte con polverizzazioni di zolfo. Anche gli afidi a volte attaccano le Zucche Turbante turco e si possono combattere sia con prodotti specifici che con la lotta biologica. Gli afidi sono pericolosi perché possono contagiare le piante con malattie da virus. Anche la muffa, il marciume e la germinazione interna e precoce dei semi sono avversità. Alcuni batteri e funghi soprattutto (Fusarium e Pseudoperonospora), possono rimanere nel terreno e contagiare altre colture seguenti per cui è necessaria in questi casi una sterilizzazione dei terreni che, nel rispetto dell'ambiente, può essere fatta anche con la solarizzazione, dopo aver estirpato le piante affette dalla malattia eliminandone ogni parte e bruciandole. Attenzione ai marciumi causati da un cattivo drenaggio. Altre malattie sono: l'oidio, causato da Erysiphe cichoracearum, la peronospora, causata da Pseudoperonospora cubensis, la "muffa grigia", causata da Botrytis cinerea e il "nerume", causato da Alternaria alternata. Tra gli insetti, il parassita più importante della zucchina è l'afide Aphis gossypii. Tra gli animali superiori le talpe possono dare problemi ma possono essere spaventate con delle bottiglie messe sopra ad un palo. Ogni avversità è curabile con prodotti specifici per ogni patologia. Attenzione alle gelate improvvise perché sono molto pericolose: all'occorrenza bisognerà coprire le zucche con un telo di plastica da togliere il prima possibile.


Figura 13 - La Zucca Turbante turco vista all'incontrario. Figura 14 - Zucca Turbante difettosa. Figura 15 - Zucca Turbante turco della sottovarietà Mini Turbante. Figura 16 - Zucche difettose da vendere a San Rafael, Mendoza, Argentina.



Cucurbita moschata


Cucurbita moschata è originaria delle regioni dell’America centro meridionale.
I sinonimi di questa specie Cucurbita moschata Duchesne, 1786 sono:

I nomi comuni di Cucurbita moschata sono:
Le zucche appartenenti alla specie Cucurbita moschata sono caviformi, dalla forma oblunga, cilindrica allungata, di medie dimensioni e di color verde scuro o giallo arancione, hanno polpa dolce e piuttosto tenera.
Varietà
Butternut, con frutti cilindrici slargati all'estremità, lunghezza 20-25 cm, diametro 10 cm, colore avana; matura in 110 giorni e può essere conservata a lungo (fino a marzo), è apprezzata per la polpa a grana sottile con scarso contenuto in fibra.
Lunga di Napoli, cultivar di origine italiana, ha frutti cilindrici allungati (50-70 cm) completamente pieni di polpa color giallo arancio, con un rigonfiamento all'estremità ove si trovano pochi semi; la buccia è sottile di colore verde che si attenua a maturità.
Zucca trombetta d’Albenga, è una varietà di questa specie; deve il nome alla forma allungata del frutto, che si ingrossa leggermente ad una estremità (fig. 17). Si tratta di una selezione locale, tradizionalmente riprodotta in azienda dagli stessi coltivatori e da pochi vivaisti specializzati. Il suo portamento è strisciante (figura 18). Le radici possono approfondirsi fino ad un metro, ma la maggior parte dell’apparato radicale si sviluppa piuttosto in superficie, soprattutto su terreni fertili che presentano durante il ciclo un’umidità sempre costante. Il frutto è un peponide che si consuma immaturo. Ha forma allungata, leggermente clavata ad un’estremità. È una pianta monoica che presenta fiori unisessuati molto appariscenti, di colore giallo intenso che, aprendosi di mattina, vengono visitati da molti insetti (figura 19).
L’impollinazione avviene ad opera di questi ultimi e soprattutto da parte di api e bombi.
Le foglie sono portate da lunghi piccioli vuoti all’interno; in particolare, sulla pagina inferiore e sul picciolo, esse presentano numerosi peli rigidi.

Figura 17 - Zucca trombetta d’Albenga. Figura 18 - Portamento strisciante della pianta. Figura 19 - Fiore di zucca trombetta.


Avvicendamento e lavori preparatori
La zucca trombetta è una pianta da rinnovo che, accrescendosi e sviluppandosi molto velocemente, occupa il terreno per poco tempo. La coltura si rinnova per tradizione sullo stesso terreno per più anni, senza necessità di limitazioni. Le colture che non devono precedere la zucca trombetta sono le specie appartenenti alla stessa famiglia (melone, cetriolo, carosello, cocomero); le colture che invece possono precedere la zucca trombetta sono cavolo, pisello, fava, porro, lattuga, fagiolo, cereali, mentre quelle che possono seguirlo sono carota, sedano, lattuga e porro.
È sconsigliato allevare la zucca trombetta in coltura consociata, in quanto tale pianta, accrescendosi velocemente, eserciterebbe una competizione troppo elevata nei confronti delle altre specie coltivate; inoltre, poiché la coltura si sviluppa in verticale sul pergolato (“topia”), potrebbero crearsi problemi di ombreggiamento per le specie consociate (figura 20). .

Figura 20 – Consociazione in coltura protetta: zucca trombetta, fava e bietola da coste.


Esigenze ed adattamento ambientale
La zucca trombetta è una pianta ad elevate esigenze termiche con periodo ottimale di coltivazione in pien'aria che va da maggio a settembre. La temperatura ottimale per la crescita è di 15-18 °C durante la notte e di 24-30 °C durante il giorno; al di sotto dei 10-12 °C la pianta non si accresce. La coltivazione può essere effettuata nei terreni più diversi data la buona adattabilità di questa pianta ai vari tipi di suolo. Quelli più idonei sono comunque i suoli di medio impasto, soffici, freschi, ben dotati di umidità ma ben drenanti. Il pH del terreno più idoneo varia da 5,5 a 7,0. Questo ortaggio, inoltre, risulta mediamente tollerante la salinità del terreno.
La classificazione bio-corologica è di seguito riportata.
La forma biologica è
T scap (pianta erbacea annuale, con portamento eretto).
Periodo di fioritura é VII-VIII.
Il tipo corologico é Coltiv.. Lo sviluppo può avvenire ad un’altitudine comresa tra 0 e 600 m s.l.m..

Impianto della coltivazione
Nell’areale ingauno la zucca trombetta è coltivata per tradizione sia in pieno campo (figura 21) sia in apprestamenti protetti, come serre e tunnel (figura 22), per differenziare i tempi di raccolta del prodotto. Le piantine vengono prodotte direttamente in azienda, impiegando semi di piante selezionate per la loro particolare vigoria (figura 23). I vivai specializzati spesso forniscono le piantine in cubetto prodotte con lo stesso sistema (figura 24). La lavorazione principale viene effettuata tradizionalmente con una vangatura o fresatura da effettuare ad una profondità massima di 20 cm. In presenza di un terreno particolarmente compatto, al fine di favorire l'approfondimento radicale e aumentare la massa di terreno esplorata dalle radici e quindi la quantità di acqua e di elementi nutritivi potenzialmente sfruttabili dalla coltura, si possono effettuare delle scarificature più profonde (40-50 cm) che, salvaguardando la struttura del terreno, consentono l’approfondimento maggiore delle radici.
Quest’ultima operazione diventa importante anche per evitare ristagni di acqua in eccesso che risultano sempre dannosi per le condizioni fitosanitarie della coltura. Poco prima della semina o del trapianto si effettua un’erpicatura tenendo presente che non occorre affinare molto il terreno. Infatti, nella generalità dei casi la coltura deve essere trapiantata e, anche se venisse effettuata la semina, le dimensioni dei semi sono tali da non richiedere un eccessivo affinamento del terreno.
La densità di impianto per la coltura in pien’aria è generalmente di circa 850 piante per 1000 m2, con una distanza di circa 1,7-2 m tra le file e 0,6-0,7 m sulla fila. In apprestamenti protetti la densità è di 1000 piante per 1000 m2 con un sesto d’impianto di circa 1,3 m tra le file e 0,8 sulla fila. In alcuni casi, soprattutto per le colture in pien’aria, si utilizzano sesti più allargati, diminuendo la densità d’impianto fino a 500 piante per 1000 m2 in quanto si ritiene che la produttività aumenti aumentando lo spazio a disposizione delle piante.
L’epoca di impianto va solitamente da marzo a maggio; è necessario, tuttavia, cercare di anticipare il più possibile l’impianto per sfruttare al meglio i periodi più freschi, di più probabile piovosità e di minor richiesta evapotraspirativa. Ciò non è sempre possibile date le elevate esigenze termiche della coltura sia nella fase di germinazione dei semi sia in quelle successive. La coltura della zucca trombetta comporta l’installazione di strutture di supporto, generalmente realizzate con pali di castagno, di cemento o canne, e fili di ferro zincato o di nylon. In coltura protetta le orditure di supporto sono talvolta collegate direttamente alle strutture portanti della serra o del tunnel tramite catenelle o altri sostegni (figura 25). Durante la coltivazione e finché la pianta non è sul pergolato devono essere effettuate ripetute operazioni di scacchiatura.

Figura 21 – Coltura di zucca trombetta in pieno campo: impianto con pergolato in legno.

Figura 22 – Coltura protetta di zucca trombetta: supporto mediante fili di nylon. Figura 23 – Frutto stramaturo per la produzione di seme.

Figura 24 – Piantine di zucca trombetta in vivaio. Figura 25 – Orditure di supporto collegate alle strutture portanti.


Propagazione
La zucca trombetta è seminata a spaglio in cassette per essere poi ripicchettata in cubetti o alveolati; le piantine si trapiantano in campo allo stadio di 3-4 foglie. Per la produzione di piantine con il pane di terra si possono utilizzare vasetti (7-9 cm di diametro) o contenitori alveolati con terriccio abbastanza leggero. Nel periodo in cui si tengono in vivaio, è opportuno razionalizzare le irrigazioni allo strettissimo necessario per cercare di “indurire” le piantine che, in pieno campo, sopporteranno meglio situazioni di disponibilità idrica limitata.

Concimazione
Al momento dell’impianto si effettuano concimazioni mediante ammendanti organici e concimi minerali con un contenuto di azoto non superiore a 150 unità (pari a 15 kg per 1000 m2). Per una corretta gestione della fertilità è sempre necessario effettuare periodiche analisi chimico-fisiche del terreno.

Lotta alle malerbe
Le infestanti più diffuse nella coltura della zucca trombetta sono quelle a ciclo primaverile-estivo quali: Veronica persica, Stellaria sp., Portulaca oleracea, Amaranthus retroflexus, Setaria viridis, Solanum nigrum, Convolvolus arvensis, Chenopodium album. Un altro inconveniente non trascurabile è la possibilità che hanno specie quali Amaranthus retroflexus, Portulaca oleracea e Convolvolus arvensis di ospitare il virus del mosaico del cetriolo, patogeno che può colpire la zucca trombetta.
La gestione della flora infestante deve essere condotta mettendo in atto tutte le tecniche preventive, soprattutto falsa semina e utilizzo dell'impianto d'irrigazione a micro portata di erogazione, allo scopo di evitare che la flora avventizia si sviluppi in modo eccessivo nella coltura. La falsa semina è una tecnica molto efficace in quanto, essendo una coltura primaverile-estiva, il letto di impianto viene preparato quando le temperature sono ormai elevate e i semi delle infestanti germinano abbastanza velocemente. Essa consiste in una preparazione anticipata del letto di impianto della coltura, seguita anche, in assenza di precipitazioni naturali, da un’irrigazione per aspersione su tutto il campo. Così facendo, si romperà anticipatamente la dormienza di molti semi di infestanti che germineranno prima che la coltura venga impiantata. Le piante infestanti potranno quindi essere agevolmente eliminate tramite un’erpicatura.
Tra le pratiche agronomiche per il contenimento diretto della carica dell'infestazione vi sono la sarchiatura e la pacciamatura. Quest’ultima pratica non è comunemente adottata nella coltivazione della zucca trombetta, ma permette di ottenere risultati molto soddisfacenti.
In particolare consente di:
Avversità
La difesa fitosanitaria avviene tramite sistemi che riducano il più possibile l’impatto ambientale, basandosi di preferenza sull’impiego di tecniche di lotta integrata e biologica, monitorando le infestazioni. Le piante colpite vanno asportate dalla coltura e distrutte per limitare il contagio. Attualmente è in aumento il numero di aziende che coltivano la zucca trombetta secondo le tecniche dell’agricoltura integrata ed anche biologica. Le avversità di origine parassitaria della zucca trombetta sono in pratica le stesse della zucca e delle altre specie appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee. Tra le avversità di natura non parassitaria rientra la strozzatura del colletto. Le avversità di natura parassitaria comprendono: Se necessario, si può ricorrere alla disinfezione del terreno utilizzando fumiganti consentiti o vapore ad alta temperatura, oppure, negli apprestamenti protetti, ricorrendo alla solarizzazione.

Irrigazione
La zucca trombetta presenta elevate esigenze idriche a causa dell’alta intensità traspirativa, per cui la coltura deve essere effettuata in terreni irrigui. In situazione di carenza idrica le piante vanno incontro ad un arresto di vegetazione e di produzione ancora prima di mostrare evidenti sintomi di appassimento.
L’irrigazione viene effettuata secondo le necessità della pianta con sistemi a pioggia, a scorrimento ed a goccia. L’impianto di irrigazione può essere utilizzato anche per effettuare la fertirrigazione. Il metodo irriguo localizzato, a micro portata di erogazione, è quello che possiede le caratteristiche migliori in quanto permette un notevole risparmio di acqua sia per la migliore efficienza distributiva sia per le ridotte perdite per evaporazione dal terreno (figura 26). Inoltre, non umettando tutta la superficie del terreno è presumibile che l’interfila si mantenga sgombra dalle infestanti. Grande importanza va data, inoltre, alla sarchiatura ed alla pacciamatura (pratica quest’ultima non ancora molto diffusa), le quali, oltre a permettere di controllare le infestanti presenti sulla fila e tra le file, riducono significativamente l’evaporazione di acqua dal terreno.

Figura 26 – Manichetta per l’irrigazione delle piante di zucca trombetta. Figura 27 – Frutti di zucca trombetta a tre diversi stadi di maturazione.


Raccolta e produzione
La raccolta del prodotto in pieno campo prende avvio nel mese di maggio e si conclude alla fine di settembre per avere la possibilità di impiantare per tempo una seconda coltura di avvicendamento autunno-vernina. In coltura protetta il periodo di raccolta va da febbraio a giugno per la coltura primaverile e dalla metà di agostoalla fine di dicembre per la coltura autunnale (figura 27).

IL POST-RACCOLTA
Caratteristiche qualitative e nutrizionali del prodotto
I frutti sono apprezzati per il basso valore calorico (il contenuto in acqua è superiore al 90%), l’elevata digeribilità ed il contenuto in potassio e fosforo.
La composizione chimica ed il valore nutrizionale sono di seguito indicati:

Commercializzazione del prodotto
La produzione di zucca trombetta è attualmente limitata, per cui il prodotto viene commercializzato non oltre i mercati di Genova, Torino, Cuneo e Milano. Una modesta parte di prodotto raggiunge anche la Costa Azzurra in Francia, dove è molto apprezzata.
Il prodotto viene confezionato in cassette di legno di peso variabile da 4 a 8 kg, anche se attualmente l’imballaggio tende ad essere più protettivo e più curato dal punto di vista estetico per andare incontro alle esigenze del consumatore ed anche del dettagliante, data la particolare delicatezza della zucca trombetta nelle fasi di trasporto ed esposizione.

Note storiche e statistiche della zucca trombetta
Con il nome di zucca sono coltivate fondamentalmente due specie botaniche appartenenti alla Cucurbitacee, cioè la Cucurbita maxima e la Cucurbita moschata. Queste specie hanno poi diverse varietà botaniche. La specie Cucurbita pepo, peraltro altrettanto diffusa, è invece coltivata per la produzione di zucchini. Sono usualmente chiamate zucche anche varietà non appartenenti al genere Cucurbitacee: le Lagenarie (Lagenaria siceraria), le cosiddette zucchette messicane (Sechium edule) e le spugne vegetali (Luffa cylindrica). Molti autori ritengono che la famiglia delle Cucurbitacee sia originaria dell'America centro settentrionale, infatti, in Texas e Florida, ma anche in Messico, le zucche crescono allo stato spontaneo; inoltre, durante scavi archeologici in queste località, sono stati trovati frammenti di frutti molto simili alle zucche attualmente coltivate. Altri ritengono, invece, che il luogo d'origine della famiglia sia l'Asia. Le prime notizie certe relative alla famiglia sono reperibili in alcuni trattati di agricoltura del 1500 . Proprio intorno alla metà del XVI secolo il medico e botanico senese Pietro Andrea Mattioli, in una dotta dissertazione sui libri di Dioscoride, cita molte proprietà terapeutiche della zucca che "… buona da mangiare, trita cruda e impiastrata lenisce i tumori e le posteme (pustole, ascessi) Le mondature applicate in su la parte dinanzi della testa, giovano ne fanciulli alle infiammagioni de i pannicoli del cervello … Giova medesimamente ungendosene ne gli ardori delle calidissime febbri alle cotture della pelle …". Lo stesso Autore afferma che "Queste (le zucche) di nuovo (secondo che dicono) ci sono state portate dall'Indie: quantunque quelle, che si chiamano marine, sieno più lungo tempo state in Italia". Citando inoltre affermazioni di Columella, Plinio e Galeno, il Mattioli conferma la coltura di alcune varietà di zucca nel bacino del Mediterraneo da prima dell'era cristiana.
Nelle incisioni che il Mattioli stesso inserisce nei suoi testi, da valentissimo fitografo quale egli è, e da altre fonti iconografiche coeve e precedenti, accanto a zucche che potrebbero essere in effetti lagenarie, dette anche zucche da vino (Lagenaria siceraria), si notano altre forme che sembrano essere esemplari di Cucurbita moschata. Plinio il Vecchio, nella sua monumentale opera in trentasette volumi Naturalis historia, nel primo secolo dell'era cristiana disserta ampiamente sulle zucche, riferendosi in realtà a diverse varietà di Lagenaria vulgaris, sostenendo che per l'uso alimentare le zucche sono tanto più pregiate quanto più sono lunghe e sottili, e per questo motivo sono più sane quelle cresciute sospese. Una autorevole testimonianza di duemila anni fa perfettamente applicabile oggi alla Zucca trombetta d'Albenga.
Tra le diverse Cucurbite coltivate per uso alimentare la Zucca trombetta d'Albenga appartiene alla specie Cucurbita moschata (Duchesne) ed è commercialmente classificata come zucca rampicante.
I nomi di “zucca trombetta”, “zucca a tromba”, “tromboncino di Albenga”, che sono o sono stati in passato comunemente attribuiti a questo particolare tipo di zucca, fanno chiaramente riferimento alla sua caratteristica forma: allungata, lievemente ricurva e un po' ingrossata ad una delle estremità.
Un’azienda sementiera indica questa zucca semplicemente come "di Albenga" (Catalogo SAIS, Cesena), in altri testi è indicata come "rampicante di Albenga" .
Trattandosi di una specie proveniente da regioni lontane, analogamente a varietà di fruttiferi, viti ed altre piante, è storicamente credibile che la Cucurbita moschata sia introdotta in Liguria, in tempi remoti, ad opera dei marinai liguri che portano a casa ciò che di nuovo e diverso trovano nel corso dei loro lunghi viaggi.
Varietà diverse di Cucurbita moschata sono peraltro comunemente coltivate nell'Italia centrale e meridionale, per utilizzarne il frutto a completa maturazione nel periodo invernale.
L'utilizzo del peponide immaturo della Cucurbita moschata è però una tipicità ligure, come riferisce un noto autore: "Se ne ricavano (dalla Cucurbita moschata) pure zucchine precocissime, dette anche trombette … per quest'ultimo uso è coltivata specialmente in Liguria; hanno forma cilindrico-clavata, sono lunghe e generalmente incurvate e sono esternamente di color verde tenero".
La zucca trombetta di Albenga, anche in relazione a non trascurabili difficoltà di trasporto per la forma particolare, la fragilità del frutto e la delicatezza del suo epicarpo, non ha, in passato, avuto molta notorietà al di fuori del Ponente ligure. Da alcuni anni però una maggiore curiosità ed attenzione dei consumatori verso prodotti agricoli diversi e non comuni, ha fatto scoprire, e molto apprezzare, questo particolare prodotto. La zucca di Albenga, meglio conosciuta come "a trombetta d'Albenga" è sicuramente una delle tipologie più interessanti e intriganti tra le innumerevoli varietà e selezioni locali che fortunatamente ancora si mantengono nel nostro variegato Paese. Grazie alla sua origine genetica la zucca d'Albenga possiede qualità organolettiche ottime e indiscutibili.
Anche una associazione che ha come obiettivi informare i consumatori e salvaguardare i prodotti agro alimentari di particolari caratteristiche e limitata produzione, attualmente esprime interesse per le zucche a trombetta dell'Albenganese, indice evidente di possibili valorizzazioni commerciali di un prodotto che associa una spiccata tipicità a caratteristiche organolettiche e nutrizionali di grande valore.
A livello statistico sono generalmente distinte le produzioni di zucca e di zucchini, le prime però comprendono indistintamente le zucche così dette da inverno e le zucche trombette raccolte allo stato immaturo.
A titolo meramente indicativo si può ricordare che la produzione regionale della Liguria è, agli inizi degli anni Sessanta, di 3.420 t di zucche e 17.710 t di zucchini, mentre dieci anni dopo è di 1.970 t per le zucche e 16.920 t per gli zucchini. A metà degli anni Sessanta la provincia di Savona conta una produzione 8.653 tonnellate su 273 ettari, ma il dato comprende zucche e zucchini .
La produzione attuale di zucche trombette d’Albenga, è stimata in 500/600 t.



Cucurbita ficifolia Bouché


I sinonimi di questa specie sono: I nomi comuni sono: La Cucurbita ficifolia, nota con l’appellativo di “zucca siamese”, è una pianta coltivata come ortaggio per i suoi frutti commestibili sia maturi, adatti per fare confetture, oppure immaturi, utilizzati in cucina come le zucchine.
Curiosa è l'origine del suo nome, questo tipo di zucca venne introdotto in Francia dal Siam allorquando vennero importati degli yak (bovini selvatici che vivono naturalmente sull'altopiano del Tibet, nel Pamir ed alle pendici dell'Himalaya) per il Museo di Storia Naturale di Parigi e queste zucche erano impiegate per l'alimentazione degli animali durante il viaggio.
I semi di qualche frutto residuo vennero seminati al “Jardin des Plantes” della capitale francese e da qui si diffuse in Europa. In francese è detta “courge de Siam”, “melon de Malabar”, “courge à feuille de figuier”, “courge à graines noires”. In inglese “leaf gourd”, “Siam squash”, “black-seeded squash”, “Malabar Squash”.
Esiste molto disaccordo in lingua italiana nell'indicare questo tipo di zucca. I nomi più comuni sono: “zucca siamese”, “zucca a foglia di fico”, “zucca melonina”, “ficifolia”, “zucca a seme nero”, “zucca dalla polpa bianca”.
L'International Society for Horticultural Science usa il nome comune siciliano di “Zucca dai sette anni”.
La zucca è in realtà originaria del Messico, dove era già presente in epoca precolombiana. Gli aztechi la chiamavano “Tzilicayotli”, storpiato in spagnolo in “Chilacayote”. In spagnolo è, infatti, chiamata “chilacayote”, “alcayota” o “cidra”. A volte nella medesima lingua è indicato con il nome "chayote", che non è ortodosso in quanto comunemente riferito alla zucchina spinosa Sechium edule.

Alcune caratteristiche botaniche della ficifolia
È una pianta erbacea annuale nelle zone temperate, perenne in quelle tropicali, rampicante o strisciante, con lunghi germogli molto vigorosi che possono raggiungere i 15 metri di lunghezza. Le foglie sono grandi, a nervatura palmata, divise in cinque lobi che le fanno assomigliare molto a quelle del fico. Da qui il nome scientifico Cucurbita ficifolia.
I frutti sono di forma sferica o leggermente allungata, del diametro di circa 20 cm per un peso che non supera i 6 kg. A maturità sono verdi, ornati di macchie più chiare e striature bianche che percorrono la buccia, che si presenta lievemente rugosa. Queste due caratteristiche le donano un aspetto a metà tra l’anguria e il melone. Da qui probabilmente il nome di “zucca melonina”. La buccia è molto coriacea, tanto da non poter essere scalfita da alcuna lama. La polpa è di colore bianco e si consuma previa cottura. I semi sono neri. Questo rende questa zucca unica nel suo genere.

Figura 28 – Piante di Cucurbita ficifolia. Figura 29 – Foglia di Cucurbita ficifolia.

Figura 30 – Fiore di Cucurbita ficifolia. Figura 31 – Frutto immaturo di Cucurbita ficifolia. Figura 32 – Frutto maturo di Cucurbita ficifolia.


Coltivazione della ficifolia
Questo tipo di zucca non presenta particolari difficoltà nella coltivazione, anzi è molto rustica e produttiva. Rispetto alle altre specie del genere Cucurbita la Cucurbita ficifolia è particolarmente resistente al freddo, anche se non resiste al gelo. La zucca si semina in primavera e arriva a maturazione in agosto. Può essere utilizzata come portinnesto del melone.

Uso
La zucca siamese si raccoglie a completa maturazione e si consuma cotta. Alla cottura, la polpa diviene filamentosa e assume l'aspetto di “capelli d'angelo”. Questa zucca si può fare cuocere intera in forno (usanza molto diffusa in Sud-America) per poi essere condita. Si utilizza anche per fare una particolare confettura. La spremuta di zucca siamese in Ecuador prende il nome di “zambo”. Si possono consumare i frutti giovani quando hanno le dimensioni di una mela a mo' di zucchine, trifolati o fritti.
La zucca a foglia di fico si conserva senza difficoltà più di due anni in un luogo fresco e aerato. Alcune tribù fanno bollire i germogli apicali come ingrediente delle minestre.
La pianta è estremamente produttiva ed un Autore di fine '800 riportò che da 4 piante riuscì ad ottenere 70 frutti, del peso complessivo di 370 kg.
Le foglie, i fiori e i frutti immaturi hanno un gradevole odore che ricorda il cetriolo.




Sintesi del vasto panorama di zucche
Alla corte napoletana di Ferdinando IV di Borbone le zucche facevano spesso parte del menu, preparate dal famoso cuoco settecentesco Vincenzo Corrado.
Il cuciniere dei nobili e degli intellettuali partenopei era anche autore del libro “Del cibo pitagorico ovvero erbaceo”, ricettario in cui le verdure hanno un ruolo di primo piano per chi già all’epoca voleva proporre un’alimentazione leggera, naturale e moderna.
Si, perché le zucche, come anche le patate e i pomodori, erano prodotti-novità arrivati nel nostro paese con la scoperta dell’America. È infatti nel centro sud del nuovo continente che l’ortaggio autunnale per eccellenza avrebbe avuto origine, come dimostrano semi di zucca del 6000 a.C. ritrovati in Messico. Da qui la cucurbitacea si sarebbe diffusa anche nel Nord dell’America, dove per i popoli indigeni era elemento base della dieta.
Anche da noi divenne subito cibo importante, addirittura considerato “maiale dei poveri” perché molto poco costosa, ma comunque ricca di gusto e adatta per pietanze di ogni genere: zuppe e minestre, ma anche marmellate, dolci, ravioli, gnocchi, contorni. E poi, proprio come del suino, “non si butta niente”: i semi salati diventano sfizioso passa tempo da sgranocchiare, la buccia svuotata ed essiccata – in particolare della zucca ornamentale in cui la polpa è ridotta ai minimi termini – fungeva da recipiente per i liquidi e, con una candela al centro, da lanterna. Proprio come antenata della lampada, la zucca è molto celebre nei giorni tra ottobre e novembre, simbolo della festa di Halloween, popolare negli Stati Uniti e ultimamente di moda anche in Italia.
Infatti i mercati ne propongono in grande quantità, di tutti i tipi, diversi per forma e colore, a seconda del genere: c’è la Cucurbita maxima (zucca dolce) oppure Cucurbita moschata (zucca torta o zucca pepona), da non confondere con la Cucurbita pepo, comune zucchina (figura 33).
Nella Cucurbita maxima il frutto, la zucca per eccellenza, ha una forma voluminosa tondeggiante e un po’ appiattita, presenta una buccia verde piuttosto spessa e solcata da striature longitudinali, arriva a pesare anche 80 chili e la sua polpa di colore giallo-arancio ha consistenza farinosa e sapore dolciastro. A questa specie appartengono la zucca “a turbante”, dal grosso frutto simile a una cupola di colore scuro con calotta sporgente a coste rosso-arancio intenso, coltivata in prevalenza nell’Italia centrale e meridionale; la zucca “grigia di Bologna”, speciale per confezionare marmellate; la zucca “Marina di Chioggia”, pianta dal fusto molto lungo, frutto tondo schiacciato ai poli e con spicchi verdi pronunciati mentre la polpa è gialla-arancione; la zucca “gialla mammouth”, detta così proprio perché di dimensioni davvero giganti, e dalle costole molto pronunciate, schiacciata ai poli, con polpa gialla dolciastra.
La Cucurbita moschata ha invece forma allungata, cilindrica e ringonfia all’estremità. Di dimensioni più ridotte, ha buccia verde scuro o anche arancione con la polpa dolce e tenera. È a questa specie che appartiene la famosa zucca di Napoli: ortaggio a foglie verdi con chiazze grigie, frutto allungato e cilindrico con estremità ingrossata e un po’ ricurvo, buccia gialla-rossastra con polpa gialla, aroma delicato e dolce.
E nonostante la sua dolcezza, la zucca non è pericolosa per la linea, anzi, essendo composta per il 94% di acqua e ricca di fibra dà senso di sazietà, ma ha solo 16 calorie per cento grammi. Inoltre, è una importante fonte di vitamine A e C, betacarotene e sali minerali come il potassio, il calcio, il fosforo. Insomma un piccolo concentrato di salute, reso ancora più piacevole dalla sua versatilità in cucina: si presta a numerose cotture, al forno, al vapore, fritta in pastella, passata per farne una crema.

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Figura 33 - Quello che si vede nella foto non è altro che una piccolissima rappresentazione del panorama dell'enorme variabilità genetica e fenotipica del peponide di questa importante cucurbitacea.




Cucurbita pepo L.


Cucurbita pepo è una specie della famiglia delle cucurbitaceae i cui frutti sono utilizzati immaturi. E’ stata anche classificata come Cucurbita melopepo L. 1753 e Cucurbita verrucosa L. 1753, ma questi nomi sono passati in sinonimia.
In italiano è conosciuta con il nome comune di “zucchina” o “zucchino”, in lingua anglosassone si chiama “Pumpkin”.
Numerose sono le varietà botaniche di Cucurbita pepo. Di seguito si elencano le principali varietà, accettate o no nella classificazione sistematica, con i nomi in inglese comuni:
Cucurbita pepo L., chiamata "field pumpkin", "vegetable marrow";
Cucurbita pepo var. condensa Bailey ; trattasi di una varietà non accettata dai botanici;
Cucurbita pepo var. melopepo (L.) Alef. , chiamata "field pumpkin";
Cucurbita pepo var. ovifera (L.) Alef., nota come "field pumpkin";
Cucurbita pepo var. ozarkana B. D. Sm. & C. W. Cowan, il cui nome comune é "ozark melon";
Cucurbita pepo var. pepo L., detta "field pumpkin";
Cucurbita pepo var. texana (Scheele) D. Decker, chiamata "Texas gourd";
Per questa specie è valida la seguente formula. Forma biologica: T scap (Pianta erbacea annuale, con portamento eretto); periodo di fioritura: V-IX; tipo corologico: Coltiv.; altitudine (min/max): 0/1200 m.

Diffusione
Cucurbita pepo è diffusa in tutta l’Italia ed in molti regioni degli
Stati Uniti.
Alcuni nomi comuni con cui Cucurbita pepo è conosciuta nel mondo sono:



Varietà
Appartengono a questa specie differenti cultivar:

Alcuni caratteri botanici
La zucca da zucchini presenta foglie grandi a lembo esteso (30-40 cm) suddiviso in 5-7 lobi profondi di colore verde, munite di peli pungenti. I piccioli si presentano lunghi, ricoperti di peli rigidi e pungenti. Il frutto può essere tondo o allungato di colore verdastro chiaro e con striature.

Fiori e loro uso in cucina
Dalla pianta della zucchina si può raccogliere anche il fiore di zucca o fiore di zucchino (chiamato anche “fiorillo”), dal colore giallo-arancione, molto utilizzato in campo culinario, solitamente fritto, per ricavarne piatti come gli “sciurilli” napoletani.

Malattie e infestazioni
Le principali malattie da funghi che colpiscono le piante di zucchina sono; l'oidio, causato da Erysiphe cichoracearum, la peronospora, causata da Pseudoperonospora cubensis, la "muffa grigia", causata da Botrytis cinerea e il "nerume", causato da Alternaria alternata. Tra gli insetti, l’infestazione più importante della zucchina è quella causata dalla mosca bianca delle serre Trialeurodes vaporariorum e dall'afide Aphis gossypii.

Malattie e infestazioni
Le zucchine hanno un bassissimo valore calorico e sono composte per il 95% d'acqua. Contengono molte vitamine A e C e carotenoidi, che apportano una consistente azione antitumorale. Sono riconosciute molto utili per astenie, infiammazioni urinarie, insufficienze renali, dispepsie, enteriti, dissenteria, stipsi, affezioni cardiache e diabete. Oltre a tutto quello già elencato, fin dall'antichità venivano utilizzare per favorire il sonno, rilassare la mente, ed era particolarmente indicato per chi si sentiva spossato. Inoltre è provato che l'azione delle zucchine sulla nostra pelle è molto benefico giacché favorisce l'abbronzatura (essendo molto presente la vitamina A) e ne combatte l'invecchiamento. Riconosciuto è anche l'aiuto apportato dai semi di zucca nella cura della prostata.


Cucurbita mixta Pangalo 1930


Di Cucurbita mixta L. sono noti alcuni sinonimi:


Cucurbita mixta is a species of squash, sometimes known as the cushaw pumpkin. Cucurbita mixta is one of the common varieties of pumpkin cultivated in the United States. The plant's adaptation to warm climates and resistance to squash borers make it very competitive in the agricultural industry. It is used, especially in the southern states of the US, for use in pies and actually preferred over other pumpkins.
Cucurbita mixta is a soft hairy herb with a trailing habit. The fruit has a hard peduncle, is 5-angled, with a corky swelling at the point of attachment, is variable in size, with white or pale yellow flesh and coarse texture and soft fibres (figure 35).

Figura 35 – Pianta e frutto di Cucurbita mixta.


The seeds are white or brown, containing 40-50% oil, 30% protein. Fruits and seeds are edible. The seeds also yield an edible oil. Annual herb, fruits may be harvested 170-190 days after sowing. Common names are Winter squash, Pumpkin, Ayote, Mixta squash, Squash. Winter squash is indigenous to Central America and Mexico. It can be grown at low to medium altitudes. Yields are up to 12 t/ha. Mentioned as a useful agroforestry species.
It is a plant bearing squash having globose to ovoid fruit with variously striped grey and green and white warty rinds.
It is also grown in the desert southwest by native peoples, especially the Tohono O'odham, where it is especially prized when immature as a summer squash.
Cucurbita mixta also has medicinal properties. A liquid emulsion of its seed can act as a vermifuge, and the subsequent use of a laxative can effect an expulsion of parasitic worms.



Sechium edule (Jacq.) Swartz


Sistematica della zucca di cera o zucca imperiale o mango o chayote [Sechium edule (Jacq.) Swartz] sec. il sistema Cronquist
Domain/Dominio: Eucariota (Eukaryota o Eukarya/Eucarioti)
Kingdom/Regno: Plantae (Plants/Piante)
Subkingdom/Sottoregno: Tracheobionta (Vascular plants/Piante vascolari)
Superdivisio/Superdivisione: Spermatophyta (Seed plants/Piante con semi)
Divisio/Divisione: Magnoliophyta Takht. & Zimmerm. ex Reveal, 1996 (Flowering plants/Piante con fiori)
Subdivisio/Sottodivisione: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996
Classis/Classe: Rosopsida Batsch, 1788
Subclass/Sottoclasse: Dilleniidae Takht. ex Reveal & Tahkt., 1993
SuperOrdo/Superordine: Cucurbitanae Reveal, 1994
Order/Ordine: Cucurbitales Dumort., 1829
Subordo/Sottordine: Cucurbitineae Engl., 1898
Familia/Famiglia: Cucurbitaceae Juss., 1789
Subfamilia/Sottofamiglia: Cucurbitoideae Kostel., 1833
Tribus/Tribù: Sicyeae Schrad., 1838
Subtribus/Sottotribù: Sicyinae C. Jeffrey, 1990
Genus/Genere: Sechium P. Browne, 1756
Species/Specie: Sechium edule (Jacq.) Swartz, 1800;
Sistematica della zucca di cera o zucca imperiale o mango o chayote [(Sechium edule (Jacq.) Swartz] sec. il sistema APG II

Kingdom/Regno: Plantae (Plants/Piante)
Clade: Angiosperme
Clade: Eudicotiledoni
Clade: Nucleo delle tricolpate
Clade:Rosidi
Clade:Eurosidi I
Cucurbitales Dumort., 1829
Cucurbitaceae Juss., 1789
Cucurbitoideae Kostel., 1833
Sicyeae Schrad., 1838
Sicyinae C. Jeffrey, 1990
Sechium P. Browne, 1756
Sechium edule (Jacq.) Swartz, 1800;


Sechium edule è una pianta erbacea annuale chiamata in italiano “zucca di cera” o “zucca imperiale” o “mango” o “chayote”. Nelle altre lingue è conosciuta con il nome di “chayote” in inglese ed americano, di “christofine” in francese, di “tallote” in spagnolo e di “chuchu” in portoghese.
Questa specie fu originariamente scoperta da Browne nel 1756 in Jamaica e nel 1763 fu simultaneamente classificata come Sicyos edulis da Jacquin e come Chocho edulis da Adanson. Più tardi, nel 1788, Jacquin cambiò il nome di Chocho edulis piazzandolo nel suo genere Chayota e pochi anni dopo, nel 1800, Swartz fu il primo ad includere questa specie nel genere Sechium, proponendo la nuova nomenclatura Sechium edule (Jacq.) Swartz, 1800. In definitiva, tale specie è anche conosciuta con i sinonimi di Chayota edulis Jacq., Sicyos edulis Jacq.
Tale specie è diffusa oggi in Italia e negli Stati Uniti.
La forma biologica è T scap (Pianta erbacea annuale, con portamento eretto); il periodo di fioritura è VI-VII; il tipo corologico è neotrop.; l’altitudine (min/max): 0/500 m.
Alcune foto della specie sono di seguito riportate.

Figura 36 – Apparato vegetativo ampiamente sviluppato di Sechium edule. Figura 37 – Apice vegetativo di un giovane germoglio di Sechium edule.
Figura 38 – Una caratteristica vegetativa (il cirro o viticcio) e riproduttiva (alcuni fiori prossimi all’antesi). Figura 39 – Fiori di Sechium edule in piena antesi ed in fase di impollinazione entomofila.
Figura 40 – Coltivazione a terra di “chayote”, con i tipici peponidi. Figura 41 – Allevamento a pergolato tipico di questa cucurbitacea.
Figura 42 – Peponide di “chayote” ancora verde con la tipica tomentosità. Figura 43 – Peponide invaiato di “chayote” allevato a pergola .
Figura 44 – Peponidi di “chayote” preparati per essere impiegati in cucina. Figura 45 – Pianta e del peponide appositamente sezionato.


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