Zucchini


Taxonomy of the Zucchini (Cucurbita pepo L.) sec. il sistema Cronquist
Dominium/Dominio: Eucariota (Eukaryota o Eukarya/Eucarioti)
Regnum/Regno: Plantae (Plants/Piante)
SubRegnum/Sottoregno: Tracheobionta (Vascular plants/Piante vascolari)
Superdivisio/Superdivisione: Spermatophyta (Seed plants/Piante con semi)
Divisio/Divisione: Magnoliophyta Cronquist, 1996 (Flowering plants/Piante con fiori)
Subdivisio/Sottodivisione: Magnoliophytina Frohne & U. Jensen ex Reveal, 1996
Classis/Classe: Rosopsida Batsch, 1778 (Dicotyledons/Dicotiledoni)
Subclassis/Sottoclasse: Dilleniidae Takht. ex Reveal & Tahkt., 1993
SuperOrdo/SuperOrdine: Cucurbitanae Reveal, 1994
Ordo/Ordine: Cucurbitales Dumort., 1829
Subordo/Sottordine: Cucurbitineae Engl., 1898
Familia/Famiglia: Cucurbitaceae Juss., 1789
Subfamilia/Sottofamiglia: Cucurbitoideae Kostel., 1833
Tribus/Tribù: Cucurbiteae Dumort, 1827
Subribus/Sottotribù: Cucurbitinae E.G.O. Müll. & Pax in Engl. & Prantl, 1889
Genere: Cucurbita L. (1753)
Specie: Cucurbita pepo L. (1753)

Sistematica dello zucchino (Cucurbita pepo L.) sec. il sistema APG II
Regnum/Regno: Plantae (Plants/Piante)
Clade: Angiosperme
Clade: Eudicotiledoni
Clade: Angiosperme tricolpate
Clade: Nucleo delle tricolpate
Clade: Rosidi
Clade: Eurosidi I
Ordo/Ordine: Cucurbitales Dumort., 1829
Subordo/Sottordine: Cucurbitineae Engl., 1898
Familia/Famiglia: Cucurbitaceae Juss., 1789
Subfamilia/Sottofamiglia: Cucurbitoideae Kostel., 1833
Tribus/Tribù: Cucurbiteae Dumort, 1827
Subribus/Sottotribù: Cucurbitinae E.G.O. Müll. & Pax in Engl. & Prantl, 1889
Genere: Cucurbita L. (1753)
Specie: Cucurbita pepo L. (1753)

Diffusione ed importanza della coltura
E’ ampiamente diffusa negli Stati Uniti ed in Europa. La zucca da zucchini è coltivata in Italia su circa 14.000 ha con una produzione di circa 38.000 t che rappresenta più del 50% della produzione dei paesi dell’Unione Europea. Nonostante questo dal nostro paese partono solo piccoli flussi di esportazione (circa l’11% degli scambi totali nella UE, rivolti particolarmente verso Germania, Gran Bretagna, Francia e Svizzera); la Spagna copre quasi il 75% degli scambi tra i paesi della UE. Le importazioni sono scarse (circa il 3% del prodotto commercializzato, proveniente soprattutto da Spagna, Francia e Turchia). La coltura nel nostro paese si localizza prevalentemente in Sicilia (21%), Lazio (18%), Puglia (10%), Piemonte (9%), Campania (8%), Veneto e Calabria (6%), Emilia Romagna (5%). I consumi erano nel passato concentrati nei mesi estivi, mentre oggi risultano completamente destagionalizzati e soddisfatti dalla produzione nazionale anche grazie alla diffusione della coltivazione in coltura protetta (circa 1'800 ha, localizzati principalmente in Sicilia e Lazio). In Umbria si stima siano coltivati circa 70-80 ha in pieno campo e solo qualche ettaro in coltura protetta. La produzione umbra è destinata per circa l’80 % all’industria di surgelazione.

Caratteri botanici
I sinonimi di Cucurbita pepo L. 1753 sono Cucurbita melopepo L. 1753 e Cucurbita verrucosa L. 1753.
Tipo biologico: T scap (pianta erbacea annuale, con portamento eretto).
Tipo corologico: Coltiv..
Lo sviluppo può avvenire ad un’altitudine che va da 0 a 1200 m s.l.m.
Apparato radicale: fittonante, con radici secondarie molto sviluppate e ramificate, può raggiungere anche 1.5 m di profondità, ma la maggior parte del sistema radicale esplora il terreno fino ad una profondità di 0.5 m.
Portamento: eretto, cespuglioso oppure strisciante.
Stelo: è robusto, angoloso (4-5 lati), con ramificazioni più o meno numerose ed allungate, munito di cirri.
Foglie: piccioli lunghi (0.4-0.5 m, a crescita completa), cavi, pungenti e fragili; lamina ampia (0,3-0,4 m), grossolanamente triangolare, con 3-7 lobi arrotondati, profondamente divisi ed irregolarmente dentati, ruvida e con peli pungenti, spesso con chiazze bianco-argentee di dimensioni variabili.
Fiori: la zucca da zucchini è una pianta monoica, cioè con fiori maschili e femminili separati sulla stessa pianta. I fiori sono situati all’ascella delle foglie. I fiori presentano un calice a cupola, gamosepalo, con 5 denti allungati e sottili e una corolla campanulato-imbutiforme, crespa e pubescente, con 5 lobi acuti, profondamente divisi, eretti. I fiori maschili hanno un peduncolo lungo 0,1-0,15 m, 3 stami con antere saldate a cupola, quelli femminili hanno un peduncolo breve e robusto, uno stilo corto e 3 grossi stimmi (figura 1, sopra). La fioritura è scalare. Il rapporto tra fiori maschili e femminili è un carattere varietale, ma viene anche influenzato dalle condizioni ambientali e di coltivazione: elevate temperature e giorno lungo aumentano la produzione dei fiori maschili, al contrario, temperature basse e giorno corto sbilanciano il rapporto a favore dei fiori femminili. L’antesi dei singoli fiori femminili inizia al mattino presto. La specie è allogama ad impollinazione entomofila (api e bombi); per avere un’impollinazione adeguata dovrebbero essere presenti 2-3 arnie per ettaro di coltura. Le prime 6-7 foglie non presentano fiori all’ascella, poi compaiono i primi fiori femminili, che, però, in assenza di quelli maschili e dell’impollinazione, cadono (“colatura”); questi fiori sono molto sensibili agli attacchi di Botrytis di cui costituiscono spesso i focolai primari. Successivamente appaiono i fiori maschili in assenza di quelli femminili e, infine, i fiori maschili e femminili si alternano senza ordine apparente e la fecondazione e la produzione del frutto può aver luogo. La raccolta inizia 40-60 giorni dopo l’impianto, secondo il tipo di coltura, e prosegue generalmente per 1-2 mesi.
Periodo di fioritura: V-IX.
Frutto: è un peponide variabile secondo la cultivar per forma (allungata, tonda, appiattita), colore (verde chiaro, verde scuro, grigio-verde, giallo, crema, bianco), maculato (piccole chiazze di colore più chiaro rispetto a quello di base) o striato (figura 1, sotto). L’epicarpo è sottile, più o meno liscio; la polpa è bianca, senza cavità centrale. Il frutto viene consumato immaturo: secondo la varietà, il frutto raggiunge una dimensione adatta alla raccolta 4-8 giorni dopo l’impollinazione. Il peduncolo del frutto a maturità è duro, a sezione pentagonale, senza espansione marcata all’attacco del peponide. Lo zucchino è composto per circa il 94% di acqua, contiene pochi carboidrati e proteine, è privo di lipidi, mentre è ricco di vitamina A, vitamina C, fosforo e calcio; ha un basso valore energetico (11 cal / 100 g di parte edule), è dissetante, diuretico e leggermente lassativo.

Figura 1 – Fasi della fioritura (sopra) e della fruttificazione (sotto) di pianta di zucchino.

Seme: i semi sono piatti, di forma ovale, di colore crema chiaro, con ilo orizzontale e arrotondato, con il margine dello stesso colore della parte centrale, con peso variabile da 100 a 200 mg.

Esigenze pedo-climatiche
Clima. La zucca da zucchini, originaria dell’America Centro-settentrionale, ha elevate esigenze termiche (tabella 1).

Tabella 1 - Esigenze termiche della zucca da zucchini.


Fase e caratteristica della temperatura Temperatura in °C
Germinazione
temperatura minima
temperatura massima
Crescita
temperatura base
temperatura ottimale diurna
temperatura ottimale notturna
Fioritura
temperatura minima
temperatura massima

10
21-35

10-12
24-30
15-18

12-15
30

Per soddisfare tali esigenze il ciclo colturale in pieno campo nei nostri ambienti è tipicamente primaverile-estivo: le gelate anche se di breve durata sono letali.
Il seme dovrebbe essere affidato al terreno con temperature del terreno di almeno 15 °C, ma a queste temperature la plantula per emergere impiega circa 15 giorni, mentre con temperature ottimali solo 4-5 giorni.
La velocità di crescita dipende dai livelli termici sopra lo zero di vegetazione (10 °C): è stato calcolato che tra l’impianto e l’inizio della raccolta la pianta deve aver accumulato circa 900 gradi/giorno. I gradi/giorno si calcolano come differenza tra temperatura media giornaliera e temperatura base, dove Tmedia = (Tmax+Tminmin)/2 e Tbasebase = 10 °C.
Temperature superiori a 30 °C determinano, comunque, un rallentamento della crescita, appassimenti permanenti o temporanei (secondo la disponibilità idrica) e perturbazioni della fioritura.
Riguardo alle esigenze fotoperiodiche la zucca da zucchino è specie a giorno indifferente anche se i livelli termici e la lunghezza del giorno hanno influenza, come visto in precedenza, sul rapporto numerico tra fiori maschili e femminili.
La disponibilità idrica è l’altro fattore produttivo fondamentale per cui, nelle ordinarie condizioni caldo-aride del periodo primaverile-estivo, l’intervento irriguo risulta indispensabile. Maggiori informazioni sulle esigenze idriche ed irrigue sono fornite più avanti.
Terreno. Si adatta a diversi tipi di terreno, ma le migliori produzioni si ottengono in quelli di medio-impasto, profondi, freschi, fertili, ricchi di sostanza organica, senza ristagni idrici, con pH tra 5.8 e 7. E’ fra le specie orticole meno sensibili alla salinità: fino ad una conducibilità elettrica dell’estratto di saturazione del terreno (ECe) di 4.7 mS/cm non risente effetti negativi, con ECe = 5.8 mS/cm si ha una riduzione della produzione del 10%, con ECe = 7.4 mS/cm si stima una riduzione della produzione del 25%, con ECe = 10 mS/cm del 50% e con ECe = 15 mS/cm la produzione è totalmente compromessa.

Avvicendamento
In pieno campo è una tipica coltura da rinnovo che apre la rotazione. Spesso segue colture orticole che lasciano precocemente il terreno come lattuga a raccolta autunnale, spinacio, bietola da orto. Può essere coltivata anche come coltura intercalare estiva dopo la raccolta di un cereale autunno-vernino che rappresenta un’ottima precessione.
E’ sconsigliabile ripetere la coltura sullo stesso terreno prima di 3-4 anni o di coltivarla dopo solanacee (pomodoro, peperone, melanzana, patata, tabacco), fagiolino o altre specie della famiglia delle cucurbitacee (melone, cocomero, zucca) perché le piante andrebbero facilmente soggette ad attacchi di parassiti fungini (Fusarium, Verticillium), nematodi e insetti.
In coltura protetta, dove la coltivazione è ripetuta a brevi intervalli di tempo sullo stesso terreno, è indispensabile adottare misure di disinfezione del terreno con mezzi chimici o, sempre più spesso e con successo, fisici (solarizzazione).

Scelta varietale
La zucca da zucchini presenta una ampia varietà di tipologie che si differenziano per:
• portamento della pianta: eretto, cespuglioso, strisciante;
• forma del frutto: allungato (13-22 cm), allungato con collo ricurvo, clavato, tondo, appiattito;
• colore del frutto: da verde molto scuro (“nero”) a verde chiaro, grigio-verde, giallo, bianco; il colore può, inoltre, essere pressoché uniforme, maculato (o punteggiato, cioè con presenza di piccole chiazze più chiare del colore di base) o striato (con striature più chiare del colore di base).
Un’altra caratteristica che possono presentare alcune cultivar è quella di avere corolle persistenti così come richiesto da alcuni mercati come indice di freschezza.
Le tipologie più coltivate in Italia sono tutte appartenenti alla tipologia allungata, con colore variabile dal verde molto scuro al verde chiaro, con presenza o assenza di striature e maculature. La scelta della cultivar è uno dei punti cruciali per la buona riuscita della coltura dovendo soddisfare le esigenze di coltivazione e quelle di mercato.
Una buona cultivar di zucca da zucchini deve avere le seguenti caratteristiche:
• pianta vigorosa, a portamento eretto e aperto (per facilitare la raccolta); • precoce;
• produttiva;
• resistente o tollerante le principali e più comuni virosi (ZYMV: Zucchini Yellow Mosaic Virus, virus del mosaico giallo dello zucchino; WMV 1-2: Watermelon Mosaic Virus 1-2, razze 1 e 2 del virus del mosaico del cocomero). La resistenza alle virosi è particolarmente importante per la coltura in secondo raccolto dove gli attacchi di afidi, vettori di virus, sono più intensi e frequenti;
• adattamento alle condizioni di pieno campo e di coltura protetta;
• forma, dimensione e colore dei frutti che rispettino le caratteristiche della tipologia prescelta e/o richiesta dal mercato;
• forma perfettamente cilindrica nelle cultivar allungate;
• epidermide brillante e liscia;
• piccioli fogliari e peduncoli fiorali poco “spinosi” al fine di ridurre i rischi di ferite ai frutti;
• uniformità morfo-biologica della pianta e dei frutti;
• buona conservabilità;
• resistente alla movimentazione e ai trasporti.
L’industria di surgelazione preferisce zucchine allungate, perfettamente cilindriche, ad epidermide liscia e lucente, di colore verde medio o verde chiaro.
In commercio sono disponibili sia varietà ottenute per libera impollinazione (comunemente dette varietà standard) e ibridi F1.
Gli ibridi presentano una maggiore potenzialità produttiva sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, una maggiore uniformità morfo-biologica, una maggiore resistenza alle malattie, ma, ovviamente, presentano dei costi della semente più elevati (indicativamente il seme di un ibrido costa circa 9 volte quello di una varietà standard). La semente ibrida è quella generalmente impiegata e consigliata.

Cultivar consigliate
Le cultivar consigliate sono quelle che hanno manifestato una buona adattabilità alle condizioni pedo-climatiche dell’Italia e sulle quali si è concentrata l’attenzione dei nostri produttori e del mercato.
Tenendo in considerazione anche l’esistenza di un’interazione tra cultivar ed ambiente pedo-climatico è sempre bene fare riferimento a risultati sperimentali e/o aziendali ottenuti in condizioni simili a quelle di coltivazione.
La lista che segue è ovviamente indicativa, non esaustiva e, dato il rinnovo molto rapido del panorama varietale di questa coltura, provvisoria. Le varietà del commercio più conosciute sono “cigal”, “clarita”, “egregio”, “greppio”, “greyzini”, “ipanema”, “president”, “radiant”, “top kapi”. Di seguito sono riportate le caratteristiche principali di queste varietà coltivate di zucchino:

Figura 2 – Varietà: “Cigal”; Ciclo: precoce;
Colore del frutto: verde medio scuro;
Lunghezza del frutto: 15-18 cm;
Caratteristiche della pianta: particolarmente sana;
Note: adatto anche per l’industria.
Figura 3 – Varietà: “Clarita”;
Ciclo: medio;
Colore del frutto: verde chiaro brillante;
Lunghezza del frutto: 14-16 cm;
Caratteristiche della pianta: di medio vigore, aperta;
Note: molto produttivo ed uniforme nella pezzatura.
Figura 4 – Varietà: “Egregio”;
Ciclo: precocissimo;
Colore del frutto: verde chiaro;
Lunghezza del frutto: 15-18 cm;
Caratteristiche della pianta: media vigoria, compatta;
Note: elevato potenziale produttivo.
Figura 5 – Varietà: “Gheppio”;
Ciclo: precocissimo;
Colore del frutto: verde chiaro brillante;
Lunghezza del frutto: 14-16 cm;
Caratteristiche della pianta: molto contenuta, di medio vigore;
Note: non necessita di uso di brachizzanti .
Figura 6 – Varietà: “Greyzini”;
Ciclo: precoce;
Colore del frutto: verde chiaro con macchie verde scuro;
Lunghezza del frutto: 14-16 cm;
Caratteristiche della pianta: di medio vigore, aperta;
Note: è in grado di dar luogo ad ottime produzioni.
Figura 7 – Varietà: “Ipanema”;
Ciclo: precoce;
Colore del frutto: verde chiaro leggermente screziato;
Lunghezza del frutto: 15-18 cm;
Caratteristiche della pianta: rustica, produttiva;
Note: è resistente ai trasporti.
Figura 8 – Varietà: “President”;
Ciclo: precoce;
Colore del frutto: verde medio trotato;
Lunghezza del frutto: 18-20 cm;
Caratteristiche della pianta: di medio vigore, aperta;
Note: ottimo in serra invernale.
Figura 9 – Varietà: “Radiant”;
Ciclo: precoce;
Colore del frutto: verde medio brillante;
Lunghezza del frutto: 18-22 cm;
Caratteristiche della pianta: di buona vigoria ed adattabilità;
Note: è provvisto di importanti resistenze genetiche.
Figura 10 – Varietà: “Top kapi”;
Ciclo: medio;
Colore del frutto: verde medio brillante;
Lunghezza del frutto: 15-18 cm;
Caratteristiche della pianta: cespugliosa, aperta;
Note: è dotato di elevata produttività.


Altre varietà e loro ibridi F1 ampiamente provati nella sperimentazione orticola sono:
“Aceste”: ciclo medio-precoce, pianta compatta, frutto allungato-cilindrico, di colore verde-medio, lungo 20-22 cm, idoneo per il pieno campo e per la serra, molto produttivo;
“Althea”, ciclo precoce, pianta semi-aperta, frutto allungato-costoluto, di colore verde-chiaro e maculato, lungo 18-22 cm, idoneo per la coltura protetta, con fiore molto persistente;
“Consul”, ciclo medio, pianta aperta, frutto allungato-cilindrico, di colore verde-medio, lungo 15-18 cm, idoneo per il pieno campo, pianta verde brillante molto produttiva;
“Diamand”, ciclo medio-precoce, pianta eretta e aperta, frutto allungato-cilindrico, di colore verde-medio e maculato, lungo 18-22 cm, idoneo per il pieno campo e per la serra, produttivo;
“Elite”, ciclo precoce, pianta eretta e aperta, frutto allungato-cilindrico, di colore verde-medio e maculato, lungo 18-20 cm, idoneo per la coltura protetta ed il pieno campo, frutto brillante, molto liscio;
“Partenon”, ciclo precoce, pianta semi-aperta, frutto allungato, cilindrico e semi-costoluto, di colore verde-scuro, lungo 18-21 cm, idoneo per la coltura protetta ed il pieno campo, frutto verde lucente, partenocarpico, pianta produttiva;
“Regio”, ciclo precoce, pianta semi-eretta e aperta, frutto allungato-cilindrico, di colore verde-medio e maculato, lungo 18-20 cm, idoneo per la coltura protetta, frutto verde lucente, fiore persistente, pianta molto produttiva;
“Roberta”, ciclo precoce, pianta eretta, frutto allungato-cilindrico, di colore verde-chiaro, lungo 18-20 cm, idoneo per la coltura protetta, pianta resistente alle virosi ed adatta per il 2° raccolto;
“Senator”, ciclo medio-precoce, pianta semi-aperta, frutto allungato-cilindrico, di colore verde-medio, lungo 15-18 cm, idoneo per il pieno campo, pianta vigorosa e rustica;
“Sofia”, ciclo precoce, pianta eretta, frutto allungato-cilindrico, di colore verde-medio, lungo 18-20 cm, idoneo per la coltura protetta, pianta resistente alle virosi ed adatta per il 2° raccolto.

Tipi di coltura
La zucca da zucchini può essere coltivata in pieno campo od in coltura protetta sotto apprestamenti di diverso tipo (tunnel piccoli, tunnel medi, tunnel grandi, tunnel-serra, serre), secondo le aree di produzione.
La coltura in pieno campo può occupare il posto di una coltura principale con impianto primaverile oppure quello di una coltura intercalare “in secondo raccolto” con impianto estivo dopo la raccolta del frumento o di un altro cereale autunno-vernino.
Alla coltura di pieno campo può essere applicata la pacciamatura. Il film pacciamante è solitamente in polietilene (PE) con una larghezza di 110-120 cm e uno spessore di 0.05 mm che viene applicato al terreno a mano o, come avviene generalmente, con apposite macchine pacciamatrici, le quali possono essere combinate con l’operazione di trapianto (trapianta-pacciamatrici). Il film plastico viene interrato per circa 15-20 cm ai lati per cui rimane una fascia pacciamata di circa 80 cm.
I film plastici più impiegati sono di tre tipi: neri, fumé e trasparenti. I film plastici neri e fumé non permettono il passaggio della luce, impedendo la nascita e lo sviluppo delle erbe infestanti e determinando un leggero riscaldamento del terreno con conseguente scarsa precocizzazione della coltura. Il film plastico trasparente permettendo il passaggio dei raggi solari favorisce il riscaldamento del terreno e la precocizzazione della coltura, ma stimola anche la nascita e la crescita delle erbe infestanti che, pertanto, esercitano una certa competizione verso la coltura se non controllate con il diserbo chimico.
La pacciamatura, inoltre, permette un certo risparmio idrico, limitando l’evaporazione dal terreno, e una maggiore disponibilità di azoto, favorendo i processi di mineralizzazione della sostanza organica. Sotto il film plastico è frequentemente applicata una manichetta forata per l’irrigazione o la fertirrigazione. La stesura della manichetta è normalmente eseguita dalla stessa macchina pacciamatrice. Negli ambienti pedo-climatici umbri la pacciamatura delle colture di pieno campo non è molto diffusa, ma, quando praticata, si preferisce impiegare il film plastico nero che assicura l’accurato controllo delle più diffuse malerbe.
La zucca da zucchini può essere precocizzata mediante tecniche di semi-forzatura allevandola su film plastico trasparente sotto un piccolo tunnel. I “tunnellini” sono generalmente larghi 80 cm e alti 0,8-1 m, realizzati mediante archetti in materiale diverso (plastica o ferro zincato) che vengono infissi nel terreno ogni 2 metri e ricoperti con film plastico in polietilene di 0.06-0.07 mm di spessore.
L’applicazione del tunnellino può essere fatta a mano o con apposite macchine (stendi-tunnel). Quando occorre arieggiare la coltura e abbassare le temperature troppo elevate (> 30 °C, verso la metà di aprile), si alza lateralmente il film plastico del tunnel oppure si praticano dei tagli sulla copertura che vengono successivamente allargati fino alla completa rimozione della copertura dopo circa 10 giorni. La coltura svolge la parte rimanente del ciclo a piena aria.
In certi casi se non si desidera installare dei tunnellini, la coltura può essere protetta con del tessuto non tessuto (TnT) che viene applicato su archetti oppure deposto direttamente sopra la coltura fino alla fase di pre-fioritura. Ovviamente il potere precocizzante del TnT è molto inferiore di quello dei film plastici. Per limitare l’attacco degli afidi, vettori delle principali virosi dello zucchino, sono adottati con successo film plastici riflettenti (argentati, alluminati).
La coltivazione può essere forzata sotto tunnel (medi, grandi, tunnel-serra) o serre per tutto il ciclo colturale, con o senza il condizionamento termico, per ottenere produzioni fuori stagione.
Talvolta, nei tunnel-serra freddi con impianti nei mesi invernali si praticano coltivazioni sotto tunnellino per favorire il rapido sviluppo iniziale della coltura e una maggiore precocizzazione. Negli ambienti di coltivazioni umbri è praticata soprattutto la coltura in pieno campo con impianto in maggio oppure nella seconda metà di luglio (“secondo raccolto”).
La coltura protetta sotto apprestamenti freddi (tunnel medio, tunnel grande o tunnel-serra) con impianto in febbraio-marzo è limitata a piccole superfici.

Preparazione del terreno
Per le colture di pieno campo ad impianto primaverile, la preparazione dei terreni di medio-impasto o tendenzialmente argillosi prevede, tradizionalmente, un’aratura alla profondità di circa 0.4 m eseguita nell’estate precedente l’impianto, previa trinciatura e interramento della paglia del cereale vernino che costituisce la precessione più frequente. Con la lavorazione principale si opera anche l’interramento del letame (60-70 t/ha), se disponibile, e dei concimi fosfatici e potassici.
La zollosità grossolana lasciata dall’aratura è ridotta durante l’autunno e l’inverno grazie all’azione degli agenti atmosferici (cicli successivi di gelo/disgelo e inumidimento/essiccazione) e mediante estirpature ed erpicature via via più leggere al fine di non rovinare lo strato strutturato superficiale (in ordine decrescente di intensità di lavoro si hanno: erpici a dischi, a denti rigidi, a maglia, strigliatori, da impiegare opportunamente in serie a seconda delle disponibilità e delle esigenze).
L’affinamento del terreno è particolarmente importante se la coltura è seminata direttamente in campo, mentre se si opta per il trapianto una leggera zollosità risulta essere ininfluente.
Se ultimate le operazioni di affinamento del letto di semina il terreno risultasse essere troppo soffice in superficie è preferibile operare una rullatura per compattarlo leggermente così da permettere la corretta regolazione della profondità alla quale è deposto il seme; tale operazione va eseguita con cautela nei terreni che tendono a formare una crosta superficiale dove vanno adoperati rulli scanalati e mai lisci. Al fine di operare consistenti aumenti della capacità di lavoro e risparmi di combustibile, senza avere ripercussioni sulla crescita e sulla resa della coltura, l’aratura profonda può essere convenientemente sostituita da una lavorazione a due strati (tabella 2). Questo tipo di lavorazione, oramai di larga diffusione, consiste in una discissura a 0.40 m eseguita con un ripper o un chisel, seguita da un’aratura superficiale a 0,25-0,30 m oppure in un unico passaggio con aratro-ripuntatore che lavora alle stesse profondità sopra indicate.

Tabella 2. Tipi di lavorazione, capacità di lavoro e consumo di carburante (dati indicativi per terreni argillosi).

Tipo di lavorazione Profondità del lavoro (m) Capacità lavorativa Consumo di combustibile
ha/h % kg/ha %
Aratura profonda
Discissura + aratura superficiale
Aratura-ripuntatura
Estirpatura
0,40
0,40-0,25
0,25 + 0,25
0,30
0,27
0,31
0,33
1,59
100
115
122
588
79
69
-
13
100
87
-
16


Nel caso di una coltura intercalare dopo la raccolta di un cereale autunno-vernino, si ha l’esigenza primaria di restringere al massimo i tempi di preparazione del terreno: è consigliabile, pertanto, asportare la paglia, rinunciare all’interramento di concimi organici e lavorare il terreno con una semplice estirpatura (tabella 2) a circa 0,25-0,35 m, seguita da erpicature per affinare la non eccessiva zollosità che è stata creata.
A differenza di quanto descritto per i terreni tendenzialmente argillosi, i terreni limosi, che non possiedono una struttura stabile, e quelli ricchi di sabbia fina, che come i precedenti hanno la tendenza a compattarsi facilmente, devono essere lavorati a ridosso dell’impianto. Questo vale anche per i terreni ricchi di sabbia grossa che, pur non essendo soggetti a compattamento, possono essere facilmente lavorabili all’ultimo momento riducendo, così, anche i troppo intensi processi di mineralizzazione della sostanza organica interrata.
Nelle colture sotto tunnel la preparazione del terreno segue gli stessi criteri descritti per il pieno campo con la sola differenza che i quantitativi di concime organico distribuiti possono essere molto elevati (fino a 150 t ha-1) e che l’aratura può essere sostituita da una vangatura. In coltura protetta, prima del trapianto, il terreno già affinato può essere sistemato a porche per facilitare lo sgrondo dell’acqua, un più facile riscaldamento del terreno e una più veloce crescita delle piante; questa tecnica può essere associata alla pacciamatura con film plastico e può essere eseguita contemporaneamente con macchine aiuolatrici-pacciamatrici.

Impianto
La zucca da zucchini può essere seminata direttamente in campo o trapiantata.
La semina diretta presenta i seguenti vantaggi:
• l’apparato radicale assume un carattere fittonante e sviluppa più in profondità rendendo le piantine meno suscettibili a condizioni pedo-climatiche avverse;
• l’impianto non è condizionato da eventuali ritardi determinati dalla inagibilità dei campi: in questi casi le piantine in vivaio seguitano a crescere e superano spesso lo stadio ottimale per la messa a dimora. I vantaggi del trapianto sono, invece, i seguenti:
• dà buoni risultati anche in terreni tendenzialmente sciolti;
• consente di avere più tempo per preparare il terreno poiché si effettua mediamente un mese dopo la semina e anche l’affinamento superficiale può essere meno accurato;
• permette di risparmiare manodopera grazie alle non esecuzione del dirado manuale eseguito in caso di semina diretta.

Semina diretta
In coltivazioni a piena aria si effettua a partire da quando la temperatura del terreno si è stabilizzata intorno ai 15 °C: nei nostri ambienti questa condizione si realizza all’incirca alla fine di aprile. Si realizzano postarelle in cui si depongono 2-3 semi a circa 3-5 cm di profondità. In pieno campo, quindi, la semina si effettua da aprile a maggio , in solchi profondi 10-15 cm e 30-40 cm di diametro, dove vengono messi 3-4 semi distanziati di una decina di centimetri. Quando le piantine hanno raggiunto la seconda foglia si segue il diradamento. Per ogni 10 m2 di coltura occorrono 2-3 g di semi
Se la coltura è pacciamata, la semina viene effettuata su film già forato a distanze prefissate.
Dopo l’emergenza, quando la pianta ha 2-3 foglie vere è necessario procedere al dirado per lasciare una pianta per buchetta.
Tuttavia, è preferibile effettuare la messa a dimora delle piantine acquistate presso vivaisti e contenute in alveolari; la pratica del trapianto migliora notevolmente lo sviluppo della cultura, per l'uniforme sviluppo delle piante e per il numero di fallanze che è praticamente insignificante. In coltura protetta sono spesso messi a dimora semi pre-germinati al fine di avere emergenze rapide e uniformi.

Trapianto
E’ la tecnica d’impianto normalmente adottata per le colture protette, ma talvolta viene anche usata per la coltura di pieno campo. Si utilizzano piantine in contenitori preferibilmente da 40-60 fori allo stadio di 2- 3 foglie vere. Prima del trapianto può essere conveniente immergere il contenitore alveolato in acqua per imbibire opportunamente il substrato torboso e favorire così un perfetto attecchimento delle piantine in pieno campo.
In colture forzate sotto tunnel freddi i trapianti si effettuano in febbraio-marzo.

Sesti e densità d’impianto
Nella coltura di pieno campo si adotta generalmente la semina a file singole distanti 1,0-1,2 m con densità di 0,8-1 piante per m2 ed un consumo di seme di 2-3 kg/ha; con cultivar a portamento eretto e compatto si può arrivare anche a densità di 1,5 piante per m2.
In coltura protetta lo zucchino viene spesso impiantato a fila binata che ha il vantaggio di agevolare le operazioni colturali e la raccolta e di permettere una maggiore densità d’impianto per un migliore sfruttamento dell’apprestamento. Adottando file binate con distanze di 0,6-0,7 m tra le file della bina e 1.0-1.3 m tra le bine si realizzano investimenti che possono oscillare tra 1,2 e 2,0 piante per m2. L’aumento della densità favorisce lo sviluppo in altezza della pianta e rende spesso indispensabile l’adozione di tutori alti 0,8-1.2 m ai quali sono legati i fusti mediante legacci di diverso materiale (rafia, plastica).
La sarchiatura si effettua solo nelle prime fasi di crescita e nel caso di coltura non pacciamata.
La pacciamatura si esegue prima della messa a dimora delle piantine ed ha lo scopo di mantenere il terreno umido e assente di erbacce.
Quando i rami laterali delle piante raggiungono i 60 cm si esegue la cimatura.

Esigenze nutritive e concimazione
Scopo della concimazione è mettere a disposizione della coltura, durante tutto il ciclo biologico, gli elementi nutritivi principali, in quantità e nelle forme più adeguate alla pianta e nel rispetto delle esigenze qualitative e dell’ambiente.
Per elaborare razionali piani di concimazione è indispensabile avere informazioni su:
• effetti dei principali elementi nutritivi sulla quantità e qualità del prodotto;
• fabbisogni totali della coltura;
• ritmi di assorbimento durante il ciclo colturale;
•dotazioni del terreno in elementi fertilizzanti.
L’azoto, in generale, determina un aumento del vigore vegetativo delle piante con lo sviluppo precoce e ampio dell’apparato fogliare (premessa indispensabile per l’ottenimento di elevate produzioni), una regolare fioritura ed allegagione; questo elemento, però, causa tendenzialmente una maggiore sensibilità alle malattie fungine, uno squilibrio fra parte aerea ed apparato radicale, un allungamento del ciclo colturale. Un’adeguata disponibilità di fosforo è, invece, indispensabile per avere un accrescimento equilibrato della vegetazione e una maggiore precocità. Il potassio ha effetti positivi sulla formazione dei fiori femminili, sulla colorazione e lucentezza dei frutti.
Nella tabella 3 sono riportati i fabbisogni indicativi di elementi nutritivi per tonnellata di frutti prodotti che indicano come lo zucchino sia una pianta potassofila con una rapporto N:P:K di prelevamento di circa 1:0.4:2.3.
Per una produzione attesa di 40 t/ha una coltura in pieno campo deve, pertanto, poter disporre di circa 160 kg/ha di N, 70 kg/ha di P2O5 e 360 kg/ha di K2O.
Le produzioni in coltura protetta frequentemente raggiungono 70-80 t/ha con fabbisogni di elementi nutritivi che raggiungono 300-320 kg/ha di N, 120-140 kg/ha di P2O5 e 600-700 kg/ha di K2O.

Tabella 3 - Fabbisogni indicativi in elementi nutritivi della zucca da zucchini (kg di elemento nutritivo per tonnellata di peponidi).

Elemento Kg/t di peponidi
Azoto (N)
Fosforo (P2O5)
Potassio (K2O)
Magnesio (MgO)
3,8
1,6
9,6
1,0


Il ritmo di assorbimento degli elementi nutritivi non è uniforme nel corso del ciclo della coltura, ma varia con le diverse fasi fenologiche. L’azoto, il fosforo ed il potassio sono assorbiti in misura proporzionale all’accumulo di sostanza secca della pianta cioè con i maggiori valori durante la fioritura e l’ingrossamento dei peponidi, mentre minori assorbimenti si verificano nelle prime fasi del ciclo e durante la fase di maturazione. Nelle prime fasi del ciclo, anche se si registrano bassi assorbimenti assoluti, la pianta, a causa dell’apparato radicale inizialmente poco espanso ed efficiente, ha necessità di avere alte concentrazioni di elementi nutritivi nel terreno per veder soddisfatti i fabbisogni. E’ per questo che particolare cura deve essere posta alla concimazione di fondo organica e/o minerale.
La conoscenza delle caratteristiche fisico-chimiche del terreno risulta indispensabile per stabilire un adeguato programma di concimazione e verificare la necessità di effettuare o meno una concimazione di arricchimento. Mentre l’analisi fisico-meccanica può essere effettuata una tantum, quella chimica dovrebbe essere ripetuta ogni 3-4 anni.
Inserendo la concimazione della zucca da zucchino nel bilancio di fertilizzazione della rotazione si deve tenere conto che circa il 30% dell’azoto, il 10% del fosforo e del potassio prelevati dalla coltura tornano al terreno con i residui (foglie e steli). Pertanto, facendo riferimento ai fabbisogni calcolati per una produzione attesa di 40 t ha-1, i quantitativi di elementi fertilizzanti effettivamente asportati dal terreno con i peponidi sono circa 110 kg/ha di N, 60 kg/ha di P2O5 e 320 kg/ha di K2O; in coltura protetta le asportazioni dei frutti sono il doppio e quindi pari a circa 220 kg/ha di N, 120 kg/ha di P2O5 e 600 kg/ha di K2O.
Di seguito sarà analizzata più in dettaglio la concimazione relativa ai tre macroelementi seguendo un ordine cronologico di applicazione: prima il fosforo ed il potassio con la concimazione di fondo e dopo l’azoto in prossimità dell’impianto e/o in copertura.
Si ricorda che la zucca da zucchino preferisce terreni con alto contenuto di sostanza organica: per questo la concimazione organica (50-70 t/ha di letame maturo in pieno campo e fino a 150 t/ha in coltura protetta), se disponibile, è altamente consigliata.

Fosforo
La dose da somministrare deve essere determinata in funzione della dotazione del terreno in fosforo assimilabile; per una sua valutazione può essere di aiuto la tabella 4.

Tabella 4. Valutazione del fosforo assimilabile del terreno (metodo Olsen) e indicazioni per la concimazione. *

Espressione della dotazione Valutazione agronomica
(livello) **
Fosforo (P)
(ppm)
Anidride fosforica (P2O5)
(ppm)
0-6
7-12
13-20
20-30
-
0-15
16-30
31-45
46-70
> 70
Molto basso
Basso
Medio
Alto
Molto alto

* I valori inferiori dell’intervallo si riferiscono a terreni sabbiosi, quelli più alti a suoli argillosi; per terreni di medio impasto si assumono valori intermedi.
** Livello molto basso: la risposta al fosforo è certa per tutte le colture. E’ consigliata una concimazione di arricchimento, con dosi variabili da 2 a 2,5 volte gli asporti della coltura. Le concimazioni di arricchimento debbono proseguire fino a quando non si raggiunge il livello di sufficienza per tutte le colture della rotazione.
Livello basso: la risposta al fosforo è probabile per tutte le colture. La concimazione consigliata è quella di arricchimento; le dosi da apportare variano da 1,5 a 2 volte gli asporti della coltura.
Livello medio: la risposta al fosforo è meno probabile. E’ consigliata una concimazione di mantenimento per cui debbono essere reintegrati gli asporti della coltura con eventuali maggiorazioni (fino a 1,5 volte gli asporti) per tenere conto della frazione di fosforo assimilabile che, più o meno in tutti i terreni, va incontro a retrogradazione per la presenza di calcare o per pH <5,5.
Livello alto: la risposta al fosforo non è in genere probabile; tuttavia è suggerito un moderato apporto di fosforo per le colture esigenti per questo elemento. Le dosi da apportare variano da 0,5 a 1 volta gli asporti della coltura.
Livello molto alto: la risposta al fosforo è assai improbabile, pertanto si consiglia di non fertilizzare.

La dotazione di fosforo assimilabile del terreno può ritenersi normale quando soddisfa le esigenze di tutte le colture della rotazione, a cominciare da quelle più esigenti. Considerando la scarsa mobilità di questo elemento è bene interrare tutta la dose prevista con la lavorazione principale per portarlo nello strato di terreno interessato dalla massa delle radici.
All’impianto si consiglia l’applicazione di una concimazione starter che favorisce lo sviluppo dell’apparato radicale, la crescita iniziale della coltura e l’apparizione precoce dei fiori. Tale concimazione è generalmente effettuata con fosfato monoammonico alla dose di circa 50 kg/ha1 di P2O5, opportunamente localizzata sotto il seme o la piantina.
Il concime fosfatico generalmente utilizzato nei nostri terreni, che hanno reazione neutro-alcalina, è il perfosfato triplo (titolo 48%) che ha il minore costo dell’unità fertilizzante.

Potassio
Le necessità della zucca da zucchini per questo elemento sono molto elevate ed il massimo fabbisogno si ha durante l’allegagione e l’ingrossamento dei peponidi.
Le dosi da apportare debbono essere calcolate, come per il fosforo, tenendo conto della dotazione del terreno in potassio scambiabile e della valutazione agronomica che l’analisi chimica dà di tale dotazione, in rapporto alle esigenze delle colture, secondo quanto indicato nella tabella 5.

Tabella 5 - Valutazione del potassio scambiabile del terreno (metodo internazionale) e indicazioni per la concimazione. *

Espressione della dotazione Valutazione agronomica
(livello) **
Ossido di potassio (K2O)
(ppm)
Potassio (K)
(ppm)
Potassio (K)
(% CSC)
0-60
61-120
121-180
181-240
> 240
0-50
51-100
101-150
151-200
> 200
-
< 2% CSC
2-5% CSC
> 5% CSC
-
Molto basso
Basso
Medio
Alto
Molto alto

* I valori inferiori dell’intervallo si riferiscono a terreni sabbiosi, quelli più alti a suoli argillosi; per terreni di medio impasto si assumono valori intermedi.
** Livello molto basso: la risposta al potassio è certa per tutte le colture. E’ consigliata la concimazione di arricchimento con dosi da 1,1 a 1,5 volte gli asporti della coltura.
Livello basso: la risposta al potassio è probabile per molte colture. E’ consigliata la concimazione di arricchimento con dosi da 0,8 a 1,1 volte gli asporti della coltura.
Livello medio: la risposta al potassio è , in genere, poco probabile; lo è di più per le colture esigenti. E’ consigliata la concimazione di mantenimento con dosi da 0,5 a 0,8 volte gli asporti della coltura.
Livello alto: la risposta al potassio non è, in genere, probabile: è consigliabile non concimare. Il potassio potrebbe essere necessario per colture esigenti e capaci di elevate produzioni; le dosi non dovrebbero superare 0,5 volte gli asporti della coltura.
Livello molto alto: la risposta al potassio è assai improbabile; si consiglia di non fertilizzare.

Considerando la scarsa mobilità di questo elemento, è bene interrare tutta la dose prevista con la lavorazione principale per portarlo nello strato di terreno interessato dalla massa delle radici. Il concime potassico generalmente utilizzato nei nostri terreni è il solfato di potassio (titolo 50%). In questa coltura, abbondantemente irrigata, può essere vantaggioso frazionare la concimazione potassica apportandone una parte in copertura insieme all’azoto come nitrato di potassio.

Azoto
L’azoto è l’elemento nutritivo che maggiormente influisce sulla produzione della zucca da zucchini. L’uso dei fertilizzanti azotati, però, a differenza di quanto avviene con quelli fosfatici e potassici, richiede particolari attenzioni, soprattutto nello stabilire la dose ottimale da somministrare, poiché gli errori, sia in difetto sia in eccesso, si pagano in termini di quantità e/o di qualità della produzione.
Inoltre, la notevole mobilità nel terreno di certe forme di azoto rende necessarie alcune precauzioni per la salvaguardia dell’ambiente (inquinamento delle falde acquifere da parte dell’azoto nitrico). La forma nitrica, infine, può accumularsi nei tessuti vegetali, comprese le parti eduli, causando rischi per la salute dei consumatori. I nitrati, infatti, una volta ingeriti possono essere trasformati in nitriti che, a loro volta, possono combinarsi con le ammine libere e formare nitrosammine, composti cancerogeni. La zucca da zucchini, fortunatamente, ha una bassa tendenza ad accumulare nitrati nel frutto per cui il rischio su esposto è praticamente assente.
Nonostante i numerosi studi sul bilancio azotato in agricoltura, bisogna dire che non risulta facile da individuare un metodo sufficientemente semplice e preciso per stabilire le dosi di azoto da distribuire ad una coltura.
Il fabbisogno di concimazione azotata può essere calcolato per differenza tra il quantitativo prelevato dalla coltura durante il ciclo colturale e il quantitativo di azoto minerale disponibile nel terreno a inizio ciclo più quello che si rende disponibile, nel corso della primavera e dell’estate, per mineralizzazione dell’humus e dei residui colturali incorporati nel terreno. Inoltre, occorre considerare che non tutto l’azoto distribuito con la concimazione è assorbito dalla pianta, ma in funzione del tipo di terreno, dell’andamento climatico, della formulazione utilizzata (ad esempio concimi a lento effetto) e della modalità di distribuzione (a tutto campo, a bande, fertirrigazione) l’efficienza di assorbimento della concimazione azotata può variare anche largamente, per cui la dose tecnica apportata deve essere opportunamente aumentata. Da quanto detto consegue che:

Concimazione azotata = (N prelevato - N disponibile) / Efficienza concimazione

E’ stato detto che per una produzione attesa di 40 t/ha la coltura deve poter disporre di circa 160 kg di azoto. Nelle condizioni ordinarie riscontrabili nella nostra regione, la precessione colturale più frequente è il frumento, che notoriamente lascia ridotti quantitativi di azoto residuo nel terreno, il contenuto di sostanza organica dei nostri terreni è relativamente scarso (1-1,3%) e le letamazioni poco frequenti: si può quindi ragionevolmente stimare che la coltura trovi disponibili nel terreno circa 50-70 kg/ha di azoto per cui i rimanenti 90-110 kg/ha dovrebbero essere apportati con le concimazioni. Se si considera che l’efficienza di assorbimento della concimazione azotata con distribuzioni a tutto campo è, a queste dosi, di circa il 70-75 % occorrerà aumentare la dose tecnica fino ad apportare circa 120-150 kg/ha di azoto. Nel caso di coltura protetta con livelli produttivi intorno a 70-80 t/ha di peponidi, la dose tecnica di azoto può arrivare a 200-250 kg/ha.
Ovviamente la dose da apportare cambia se cambiano i termini del bilancio azotato:
• la precessione, per esempio in aziende biologiche, può essere rappresentata da sovescio di leguminose (favino), per cui si può stimare un quantitativo di azoto residuo nel terreno di circa 80 kg/ha;
• i residui colturali della precessione possono contenere quantitativi variabili di azoto. Così, a titolo di esempio, ed indicativamente per lo spinacio 10 kg/ha, per la lattuga 20-30 kg/ha, per cavolfiore o cavoli circa 120 kg/ha di azoto che potrebbero, in parte, rendersi disponibili ad inizio ciclo;
• se si effettua una concimazione organica, si può stimare un apporto di azoto direttamente utilizzabile dallo zucchino di circa 1,2 kg di azoto per tonnellata di letame bovino maturo tal quale incorporato nel terreno (in pieno campo: 50-70 t/ha x 1.2 kg/t = 60-84 kg/ha di azoto; in coltura protetta: 100-120 t/ha x 1.2 kg/t = 120-140 kg/ha di azoto);
• se i terreni sono tendenzialmente sabbiosi, la mineralizzazione procede più rapidamente, ma l’efficienza della concimazione è inferiore;
• se la distribuzione è localizzata mediante fertirrigazione, l’efficienza aumenta.
Da prove sperimentali ripetute è risultato evidente che un’alta disponibilità di azoto già nelle primissime fasi del ciclo è cruciale per la crescita e lo sviluppo ottimale della coltura. Per cui, anche per evitare perdite per lisciviazione, le dosi previste dovranno essere frazionate in 2-3 volte, di cui circa il 40% all’impianto e la restante quota frazionata in copertura. Nel caso di colture pacciamate senza fertirrigazione tutta la dose dovrà essere distribuita necessariamente all’impianto.
Microelementi
Nei nostri terreni normalmente non si evidenziano carenze di questi elementi, per cui una specifica concimazione volta ad apportarli non è necessaria, fatta eccezione per casi particolari e localizzati.

Fertirrigazione
La fertirrigazione consente di apportare contemporaneamente acqua e concimi, assicurare una ripartizione omogenea degli elementi fertilizzanti nel terreno e rispettare più precisamente durante il ciclo colturale le esigenze della specie con un’efficienza di assorbimento più elevata e minori rischi ambientali.
Questa tecnica prevede ovviamente che l’azienda oltre alla disponibilità dell’impianto di irrigazione localizzata si doti di appositi apparecchi per la miscelazione dei concimi chimici. Questi devono avere una elevata solubilità in acqua e permettere una concentrazione della soluzione che sia compatibile con le esigenze fisiologiche della coltura e con le necessità pratiche della distribuzione.
In commercio si trovano numerose formulazioni con diversi rapporti N:P:K e con la presenza accessoria di microelementi: questo permette di meglio bilanciare l’apporto dei macroelementi in funzione del ciclo colturale.
Nella realtà operativa tutto il fosforo e circa il 30% del potassio sono distribuiti con la concimazione di fondo, mentre l’azoto e la restante parte del potassio sono distribuiti mediante la fertirrigazione in interventi frazionati a cadenza settimanale. Frequentemente sono aggiunti alla soluzione anche chelati di ferro e magnesio.

Esigenze idriche ed irrigazione
Il soddisfacimento dei fabbisogni idrici della coltura è un fattore essenziale sia sotto l’aspetto quantitativo sia qualitativo delle produzioni.
La carenza idrica infatti comporta una minore crescita, l’arresto dell’evoluzione fiorale, la cascola dei fiori e l’aborto dei frutticini; al contrario, un eccesso idrico costituisce uno spreco di acqua, provoca il dilavamento degli elementi nutritivi e fenomeni di asfissia radicale, favorisce una maggiore suscettibilità agli attacchi parassitari.

Valutazioni dei fabbisogni idrici e irrigui
Per valutare i fabbisogni idrici di una coltura bisogna calcolare o stimare l’evapotraspirazione potenziale di riferimento. Questo parametro viene indicato come ETP0 ed è definito come l’acqua evaporata dal terreno e traspirata da una coltura graminacea (specificatamente la Festuca arundinacea) fitta, che lo ricopre omogeneamente, completamente, in ottime condizioni sanitarie e di disponibilità idriche, di notevole estensione.
E’ intuitivo come l’evapotraspirazione sia un processo dinamico che dipende dall’insolazione, dalla temperatura, dalla umidità dell’aria, dalla ventosità; in altri termini, l’ ETP0 rappresenta la richiesta di acqua da parte dell’atmosfera ad un sistema pianta-terreno, teorico, di riferimento.
Esistono diversi sistemi per misurare o stimare l’ ETP0, più o meno precisi e/o complessi, ma il sistema più facile e diffuso è partire dall’acqua evaporata da un evaporimetro di classe A (vasca con caratteristiche standard da installare in un sito rappresentativo di un dato comprensorio omogeneo) di cui sono dotate quasi tutte le stazioni agro-meteorologiche diffuse nel nostro territorio nazionale e regionale.
L’evaporato (EV, espresso in mm) deve essere moltiplicato per un apposito coefficiente di vasca (Kv) per riportare l’evaporazione da pelo libero di acqua alla evapotraspirazione potenziale di riferimento. Questa è ovviamente più bassa, in media di circa il 20%, per cui il Kv è intorno a 0,8. Ne deriva che:
ETP0 = EV x 0,8

Se in un dato giorno, ad esempio, è stato registrato un evaporato di 5 mm, l’ETP0 sarà stata di 4 mm (= 5 mm x 0,8). Una coltura qualunque, durante il ciclo colturale, non sempre ricopre il terreno in maniera completa e non sempre l’apparato fogliare è uniformemente sviluppato o sviluppato quanto quello della coltura di riferimento descritta nella definizione di ETP0; in altri termini, l’evapotraspirazione potenziale massima di una coltura (ETPc) può essere significativamente diversa dalla ETP0 in funzione principalmente delle caratteristiche dell’apparato fogliare e della stadio di sviluppo. E’ per questo che sono stati elaborati dei coefficienti colturali (Kc) che variano da coltura a coltura in funzione dello stadio di sviluppo (fenofasi) che, moltiplicati per l’ETP0, danno l’evapotraspirazione potenziale massima della coltura:

ETPc= ETP0 x Kc

Per una coltura di zucca da zucchini seminata in pieno campo, i coefficienti colturali indicativi per le diverse fasi fenologiche sono quelli riportati in tabella 6.

Tabella 6 - Coefficienti colturali (Kc) indicativi di una coltura di zucca da zucchini con inizio raccolta a 50 giorni dopo la semina primaverile (inizio maggio).
Codice Fase fenologica Durata (in giorni) Kc
1
2
3
4
Emergenza - ricoprimento del terreno del 10%
Ricoprimento 10% - inizio fioritura
Inizio fioritura - inizio raccolta
Raccolta
20
20
10
50
0,4
0,6
0,8
1,0
            Totale ciclo           100


In caso di coltura pacciamata i coefficienti dovrebbero essere diminuiti (indicativamente del 10%) perché il film plastico, a parità di sviluppo fogliare, riduce l’evaporazione dal terreno.
In caso di coltura protetta bisogna tener conto che la coltura è trapiantata e che i regimi termici sono più elevati: di conseguenza si ha generalmente una contrazione delle prime fasi di sviluppo (entrata in produzione mediamente dopo circa 40 giorni dall’impianto), ma una maggiore durata della raccolta (anche 3 mesi).
Conoscendo, per le diverse fenofasi, l’evapotraspirazione potenziale di riferimento, è possibile calcolare l’evapotraspirazione potenziale massima della coltura e, per semplice somma, quella di tutto il ciclo colturale (cioè il fabbisogno idrico della coltura).
Ovviamente il fabbisogno idrico della coltura difficilmente è uguale al fabbisogno irriguo, cioè all’acqua che bisogna distribuire con l’irrigazione per soddisfare il fabbisogno idrico. Questo perché esistono degli apporti naturali di acqua (riserva idrica utile del terreno, piogge, risalita capillare da falda), perché il sistema di irrigazione ha sempre delle inefficienze e perché a volte è necessario distribuire più acqua di quella necessaria alla coltura.
A proposito degli apporti naturali occorre chiarire che nel calcolo del fabbisogno irriguo si considerano per ogni periodo:
• piogge affidabili : quelle che hanno la probabilità di almeno l’80% di verificarsi;
• piogge utili: non tutte le piogge sono utili in quanto almeno una parte può essere perduta per ruscellamento, percolazione profonda o evaporazione. Nei nostri climi spesso le piogge affidabili sono tutte utili (≥10 mm nelle 24 ore) in quanto la stagione irrigua inizia generalmente verso la fine della stagione di ricarica delle riserve idriche del terreno (terreno umido ma non saturo, piogge particolarmente intense). La presenza del film pacciamante in pieno campo, però, rende di difficile applicazione il concetto ed il calcolo delle piogge utili. Infatti, in questo caso non si ha la bagnatura del terreno sotto il film, proprio in corrispondenza delle zone dove si sviluppa maggiormente l’apparato radicale, anche se parte dell’acqua può penetrare attraverso il foro di trapianto e nel caso di terreni tendenzialmente argillosi non saturi si ha un non trascurabile movimento laterale dell’acqua. Da ciò ne consegue che, in via prudenziale, le piogge fino a 10 mm non dovrebbero essere considerate e quelle che superano tale valore dovrebbero essere diminuite di 10 mm. Nel caso di coltura sotto tunnellino conviene, sempre in via prudenziale, non considerare la possibilità di piogge utili che sono ovviamente pari a zero in coltura protetta;
• apporti di falda: il contributo della falda è determinato dalla profondità della falda, dalle proprietà capillari del terreno, dal contenuto di acqua nella zona esplorata dalle radici. Generalmente questa componente è ignorata, a meno che la falda sia molto superficiale;
• acqua accumulata nel terreno: le piogge invernali e la neve possono portare grandi quantità di acqua nel terreno che sono in parte disponibili all’inizio della stagione di crescita. Per la zucca da zucchini seminata in primavera i primi fabbisogni della coltura sono generalmente soddisfatti dall’acqua accumulatasi nel terreno durante il periodo invernale, mentre per la coltura seminata dopo la raccolta del frumento le riserve del terreno sono esaurite.
E’ ovvio che per il calcolo teorico del fabbisogno idrico e irriguo, i valori di ETP0, di piogge affidabili, di piogge utili e della riserva idrica del terreno devono essere opportunamente presi da dati poliennali (serie storiche). Nel caso in cui, invece, i fabbisogni idrici e irrigui si calcolino su una coltura in atto, i dati sono registrati giornalmente cosi come giornalmente viene eseguito il bilancio. Da quanto detto consegue che:

Fabbisogno irriguo netto = Fabbisogno idrico – Apporti naturali


Efficienza di irrigazione
In funzione del sistema irriguo, non tutta l’acqua distribuita va ad interessare il volume esplorato dall’apparato radicale della coltura: in altri termini i sistemi irrigui hanno un’efficienza differente (tab. 7); per esempio con il sistema a pioggia il 20-25% circa dell’acqua distribuita non va a buon fine, per cui il fabbisogno irriguo netto deve essere opportunamente aumentato di tale quota.

Tabella 7 - Efficienza dei sistemi irrigui.

Sistema irriguo Efficienza
Aspersione (a pioggia)
Localizzata (a goccia)
0,75-0,80
0,90-0,95

I sistemi di irrigazione localizzati sono oggi sempre più diffusi per il risparmio di acqua che consentono, per la possibilità di eseguire la fertirrigazione e per l’assenza di bagnatura del fogliame con vantaggi di ordine fitosanitario. Tra le varie possibilità a disposizione, le manichette forate hanno una diffusione elevata soprattutto per i costi relativamente contenuti e per la facilità di applicazione.
Un esempio di calcolo del fabbisogno idrico per una coltura di zucca da zucchini seminata ed irrigata con sistema localizzato a manichetta forata è riportato in tabella 8.

Tabella 8 - Calcolo esemplificativo del fabbisogno idrico massimo di una coltura di zucca da zucchini con semina in fine aprile, emergenza l’1 maggio, ciclo di 102 giorni ed irrigazione con sistema localizzato a manichetta forata.
Mese Maggio Giugno Luglio Agosto Totale
Fase (1) 1 1 2 2 3 4 4 4 4 4
Durata in giorni (2) 10 10 11 10 10 10 10 10 11 10 102
Coefficiente colturale (3)
ETP0 (mm al giorno) (4)
ETPc (mm al giorno) (5 = 3 x 4)
ETPc (mm/decade) (6 = 5 x 2)
Piogge affidabili (mm/decade) (7)
Piogge utili (mm/decade) (8)
Fabbisogno irriguo netto (mm/decade) (9 = 6 – 8)
Efficienza di irrigazione (10)
Fabbisogno irriguo di campo (mm/decade) (9 / 10)
0,4
3,5
1,4
14,0
15,0
15,0
0,0

0,0
0,4
3,5
1,4
14,0
15,0
15,0
0,0

0,0
0,6
4,0
2,4
26,4
0,0
0,0
26,4
0,9
29,3
0,6
4,0
2,4
24,0
0,0
0,0
24,0
0,9
26,7
0,8
4,5
3,6
36,0
0,0
0,0
36,0
0,9
40,0
1,0
5,0
5,0
50,0
0,0
0,0
50,0
0,9
55,6
1,0
5,5
5,5
55,0
0,0
0,0
55,0
0,9
61,1
1,0
5,5
5,5
55,0
0,0
0,0
55,0
0,9
61,1
1,0
5,5
5,5
60,5
0,0
0,0
60,5
0,9
67,2
1,0
5,5
5,5
55,0
0,0
0,0
55,0
0,9
61,1




389,9


361,9

402,1
(1) vedi tabella 5 per riferirsi al codice.

Prendendo in esame il bilancio illustrato in tabella 8 devono essere fatte alcune importanti considerazioni di carattere generale:
1) subito dopo la semina in realtà è sempre bene eseguire una o due leggere irrigazioni a pioggia (10 mm) per facilitare la germinazione e l’emergenza;
2) nelle prime fasi del ciclo una moderata deficienza di acqua favorisce lo sviluppo dell’apparato radicale;
3) la fase di fioritura è molto sensibile agli stress idrici che possono portare all’arresto della differenziazione dei fiori e bassa allegagione, con cascola fiorale nei casi più gravi;
4) durante la fase di ingrossamento dei frutticini gli stress idrici determinano l’arresto di sviluppo dei frutti in via di formazione, mentre quelli già formati rimangono di piccole dimensioni.
Dall’esempio riportato in tabella 8, il fabbisogno idrico è di circa 390 mm (= 3.900 m3/ha), il fabbisogno irriguo netto di circa 360 mm (= 3.600 m3/ha) e quello di campo di circa 400 mm (= 4.000 m3/ha). Se si fosse irrigata la coltura con un sistema per aspersione con un’efficienza di circa l’80% (= 0,8) il fabbisogno irriguo di campo sarebbe stato di circa 450 mm (= mm 360/0,8).
In coltura di pieno campo seminata in fine luglio dopo la raccolta del frumento, lo zucchino entra in produzione circa 40-45 giorni dopo l’impianto e tutta la prima parte del ciclo deve essere irrigata, mentre ci si possono attendere piogge utili a partire dal mese di settembre con diminuzione sensibile dei fabbisogni irrigui.
In caso di coltura protetta, invece, tutto il ciclo colturale deve essere irrigato: questo fa sì che i fabbisogni irrigui stagionali di una coltura a ciclo invernale-primaverile possano raggiungere facilmente i 5.000 m3/ha.
Calcoli di questo tipo ci danno una stima affidabile dei consumi di acqua della coltura durante tutto il ciclo e permettono di individuare i periodi di punta (dalla fioritura in poi) e programmare adeguatamente le necessità aziendali.
Tale bilancio, come già sottolineato in precedenza, può essere eseguito anche su base giornaliera in una coltura in atto disponendo dei valori di evapotraspirazione potenziale, degli apporti naturali (precipitazioni) e seguendo lo sviluppo della coltura.
Questi dati, insieme a quelli relativi alle caratteristiche idrologiche del terreno ci permettono di calcolare i principali elementi tecnici dell’irrigazione.

Caratteristiche idrologiche del terreno
Le due più importanti caratteristiche idrologiche dei terreni sono la capacità di campo ed il punto di appassimento permanente.
La capacità di campo è il contenuto massimo di acqua che può contenere il terreno senza che siano occupati gli spazi preposti alla circolazione dell’aria (macroporosità). Quando questi spazi sono occupati dall’acqua il terreno si dice saturo e perciò asfittico ed invivibile per la pianta.
Il punto di appassimento permanente è il contenuto di acqua del terreno al di sotto del quale la pianta non riesce più ad assorbire acqua e quindi appassisce e poi muore.
La quantità di acqua compresa tra la capacità di campo ed il punto di appassimento è detta acqua disponibile.
Queste caratteristiche idrologiche dipendono fortemente dalla tessitura del terreno (tabella 9): più un terreno è argilloso e più elevata è la sua capacità di ritenzione idrica o, in altri termini, maggiore è l’acqua disponibile che riesce ad immagazzinare nello strato esplorato dalle radici della coltura.

Tabella 9 - Capacità di campo, punto di appassimento permanente e acqua disponibile (acqua % in volume) di terreni a diversa tessitura.

Tessitura Capacità di campo
% in volume
Punto di appassimento
% in volume
Acqua disponibile
% in volume
Sabbiosa
Sabbio-limosa
Limo-sabbiosa
Limosa
Limo-argillosa
Medio impasto
Argillosa
2,6
6,9
9,2
12,7
18,4
24,4
45,9
1,8
4,2
5,2
6,3
6,3
14,3
26,0
0,8
2,7
4,0
6,4
8,4
10,1
19,9


L’esatta determinazione delle costanti idrologiche esige un’analisi di laboratorio dei campioni di terreno di ogni singolo appezzamento o di aree omogenee dal punto di vista pedologico.
Dire che un terreno argilloso alla capacità di campo ha circa il 20% di acqua disponibile in volume significa dire che, su uno strato di 1 metro, un ettaro contiene 2.000 m3 di acqua (10'000 m2 x 1 m x 0.20 = 2.000 m3 = 200 mm).

Elementi tecnici dell’irrigazione
Volume d’adacquamento: è la quantità di acqua (espressa in m3/ha o in mm) che deve essere distribuita ad ogni intervento irriguo per riportare il terreno alla capacità di campo.
Le colture in realtà devono essere irrigate prima che consumino tutta l’acqua disponibile, cioè prima che arrivino al punto di appassimento permanente con compromissione della piena potenzialità produttiva. In funzione della coltura e delle sue caratteristiche esiste, perciò, un limite critico d’intervento che è intermedio tra la capacità di campo ed il punto di appassimento. Tale limite determina la frazione percentuale dell’acqua disponibile, cioè l’acqua facilmente utilizzabile dalla coltura, che una volta consumata deve essere apportata con il volume d’adacquamento. Nella zucca da zucchini l’acqua facilmente utilizzabile è il 50% dell’acqua disponibile.
Per calcolare l’acqua disponibile e quella facilmente utilizzabile dalla coltura in un dato terreno occorre anche tenere conto dello strato di terreno che l’apparato radicale riesce ad esplorare, cioè del volume di terreno al quale effettivamente le radici assorbono acqua. Nella zucca da zucchini, come già descritto, la maggior parte dell’apparato radicale esplora una profondità di 0,5 m. Per il calcolo del volume d’adacquamento occorre tener conto anche dell’efficienza d’irrigazione perché più bassa è l’efficienza e più acqua occorre distribuire per riportare il terreno alla capacità di campo al netto delle perdite.
Da quanto su esposto la formula del volume d’adacquamento (V) per la zucca da zucchino è la seguente:
V (m3/ha) = [(acqua disponibile %/100 ) x 0,5 x 10.000 m2 x 0,5 m]efficienza d’irrigazione


Nell’esempio che segue, se un terreno argilloso ha acqua disponibile pari al 20% in volume (= 0,2) e la zucca da zucchini ha una profondità dell’apparato radicale di 0,5 m, un limite critico d’intervento pari al 50% dell’acqua disponibile (= 0,5) ed è irrigata con un sistema a manichetta forata (efficienza pari al 90% = 0,9), il volume d’adacquamento sarà:

V = (0.20 x 0.5 x 1.000 m2 x 0.5 m) / 0,9 = 555.6 m3/ha = 55.6 mm.


Turno d’adacquamento: definisce l’intervallo in giorni tra un’irrigazione e la successiva. E’ individuato quando tutta l’acqua facilmente utilizzabile dalla coltura è stata consumata per evapotraspirazione. Occorre tenere un bilancio idrico dove in entrata c’è l’acqua riportata con l’irrigazione, al netto dell’efficienza del sistema irriguo, e quella caduta con le piogge utili ed in uscita i consumi evapotraspirativi giornalieri della coltura. Si irriga quando il “bilancio a scalare” è prossimo a zero.
Nello zucchino, condizioni di umidità elevate e costanti del terreno determinano un lussureggiamento vegetativo a scapito delle produzioni e, pertanto, (anche nel caso di irrigazione localizzata) si consigliano turni piuttosto lunghi, ma con abbondanti volumi di irrigazione.

Cure colturali
Nelle colture semi-forzate e forzate, è già stata sottolineata l’importanza di arieggiare la coltura così da abbassare le temperature troppo elevate e da evitare un’umidità eccessiva dell’aria che compromette la liberazione del polline e favorisce gli attacchi fungini (si dovrebbe cercare di mantenere l’umidità relativa dell’aria fra il 60 ed il 70%).
In coltura protetta, talvolta, è effettuato un trattamento brachizzante (generalmente con cycocel) nelle prime fasi di sviluppo (circa 10-15 giorni dopo l’impianto) al fine di ridurre la crescita vegetativa della pianta. La corretta scelta di ibridi e la conduzione equilibrata della concimazione e dell’irrigazione dovrebbe far evitare questa pratica.
Sempre in coltura protetta, un mese circa dopo la semina, si pratica la legatura delle piante ai tutori ed è frequente anche l’eliminazione manuale dei germogli laterali per avere una migliore conformazione della pianta ed una più facile raccolta. Dato l’alto costo della manodopera, si tende ad evitare quest’ultima pratica facendo ricorso ad ibridi a portamento “aperto.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE
Raccolta
Le zucchine sono raccolte immature quando, alle dimensione richieste dal mercato, l’epidermide è ancora tenera e i semi sono immaturi. Alcuni mercati locali richiedono frutti con ancora presente la corolla fresca e aperta, ma data la sua facile deperibilità la raccolta deve essere effettuata la mattina presto ed il mercato deve essere in vicinanza della coltivazione. Se il frutto rimane troppo a lungo sulla pianta perde la forma, la dimensione ed il colore (ingiallisce) desiderati e non è più commercializzabile. La raccolta inizia 40-60 giorni dopo l’impianto (in funzione dell’epoca e della modalità d’impianto, del tipo di coltivazione e della precocità della cultivar) e prosegue per 1-3 mesi. Le zucchine sono raccolte a mano ogni 1-2 giorni: la produttività oraria della raccolta manuale è di 30-80 kg/ora/uomo, con un’incidenza del 60-80% della raccolta sul totale delle ore di lavoro richieste dall’intero ciclo colturale. Deve essere prestata molta cura nella fase di raccolta per evitare di danneggiare la tenera epidermide: l’uso di guanti può ridurre le lesioni causate dalle unghie. Uno straccio pulito e asciutto può essere impiegato per pulire e lucidare i frutti raccolti prima della selezione e dell’incassettamento, che avvengono generalmente in campo.
Le produzioni di zucchine sono dell’ordine di 30-50 t/ha in pieno campo e 60-80 t/ha in coltura protetta.
Anche i fiori maschili possono essere raccolti, riuniti in mazzi e inviati ai mercati locali.
La commercializzazione delle zucchine destinate al mercato fresco è stata regolamentata a livello comunitario (Reg. CEE n. 1292 del 1981 e successiva modifica con Reg. n. 888/97) come riportato di seguito.

Norme comuni di qualità delle zucchine (reg. CEE n. 1292/81 e n. 888/97)
I - DEFINIZIONE DEL PRODOTTO
La presente norma si applica alle zucchine della varietà (cultivar) della Cucurbita pepo L., raccolte ad uno stadio di maturazione non troppo avanzato, i cui semi siano ancora teneri, destinate ad essere fornite allo stato fresco al consumatore, escluse le zucchine destinate alla trasformazione industriale.

II- CARATTERISTICHE QUALITATIVE
A) Generalità
La norma ha lo scopo di stabilire le caratteristiche qualitative che le zucchine devono presentare dopo condizionamento e imballaggio.

B) Caratteristiche minime
In tutte le categorie, tenuto conto delle disposizioni specifiche previste per ogni categoria e delle tolleranze ammesse, le zucchine devono essere:
- interne e munite del peduncolo che può essere lievemente danneggiato,
- di aspetto fresco,
- consistenti,
- sane; sono esclusi i prodotti affetti da marciume o che presentino alterazioni tali da renderli inadatti al consumo,
- esenti da danni provocati dagli insetti o da altri parassiti,
- esenti da cavità,
- esenti da screpolature,
- pulite, praticamente esenti da sostanze estranee visibili,
- giunte ad uno stadio di sviluppo sufficiente, e prima che i semi siano diventati duri,
- prive di umidità esterna anormale,
- prive di odore e/o sapore estranei.

Lo sviluppo e lo stato delle zucchine deve essere tale da consentire:
- il trasporto e le operazioni connesse,
- l'arrivo al luogo di destinazione in condizioni soddisfacenti.

C) Classificazione
Le zucchine sono classificate nelle due categorie seguenti:
a) Categoria I
Le zucchine classificate in questa categoria devono essere di buona qualità e presentare le caratteristiche della varietà.
Esse possono tuttavia presentare i seguenti difetti, purché non pregiudichino l'aspetto generale, la qualità, la conservazione e la presentazione del prodotto:
- lievi difetti di forma,
- lievi difetti di colorazione.
- lievi difetti cicatrizzati della buccia.
Le zucchine devono avere un peduncolo con una lunghezza non superiore a 3 cm.

b) Categoria II
Questa categoria comprende le zucchine che non possono essere classificate nella categoria I, ma che corrispondono alle caratteristiche minime sopra definite.
Purché mantengano le loro caratteristiche essenziali di qualità e di presentazione, esse possono presentare:
- difetti di forma,
- difetti di colorazione,
- lievi bruciature da sole,
- difetti cicatrizzati della buccia, che, tuttavia, non ne pregiudichino la conservazione.

III - CALIBRAZIONE
La calibrazione delle zucchine è determinata:
- sia dalla loro lunghezza.
- sia dal loro peso.
a) Nel caso di calibrazione per lunghezza, questa è misurata tra il punto di giuntura con il peduncolo e l'estremità del frutto, secondo la seguente scala:
- da 7 a 14 cm incluso,
- da 14 (escluso) a 21 cm incluso,
- da 21 (escluso) a 30 cm.
b) Nel caso di calibrazione per peso, dovrà essere rispettata la seguente scala:
- da 50 g a 100 g incluso,
- da 100 g (escluso) a 225 g (incluso),
- da 225 g (escluso) a 450 g.

IV - TOLLERANZE
Per i prodotti non rispondenti ai requisiti della categoria indicata sono ammesse tolleranze di qualità e di calibro riferite al contenuto di ciascun imballaggio.

a) Tolleranze di qualità
Categoria I: il 10 % in numero o in peso di zucchine non rispondenti alle caratteristiche della categoria, ma conformi a quelle della categoria II o eccezionalmente ammesse nelle tolleranze di questa categoria.
Categoria II: il 10 % in numero o in peso di zucchine non rispondenti alle caratteristiche della categoria né alle caratteristiche minime, esclusi i prodotti affetti da marciume, da ammaccature pronunciate, da lesioni non cicatrizzate o che presentino qualsiasi altra alterazione che li renda inadatti al consumo.

b) Tolleranze di calibro
Categoria I e categoria II: il 10% in numero o in peso di zucchine rispondenti al calibro immediatamente inferiore o superiore a quello indicato.
Tuttavia, questa tolleranza può riguardare solo i prodotti le cui dimensioni o i pesi differiscano del 10% al massimo dai limiti fissati.

V - DISPOSIZIONI RELATIVE ALLA PRESENTAZIONE
A) Omogeneità
Il contenuto di ogni imballaggio deve essere omogeneo e comprendere esclusivamente zucchine della stessa origine, qualità e calibrazione (quando sia imposta una calibrazione) e sostanzialmente dello stesso grado di sviluppo e di colorazione.
La parte visibile del contenuto dell'imballaggio deve essere rappresentativa dell'insieme.
B) Condizionamento
Le zucchine devono essere condizionate in modo che sia garantita una protezione adeguata del prodotto. I materiali, utilizzati all'interno dell'imballaggio devono essere nuovi, puliti e di sostanze che non possono provocare alterazioni esterne o interne dei prodotti. L’impiego di materiali e in particolare di carte o marchi recanti indicazioni commerciali è autorizzato soltanto se la stampa o l'etichettatura sono realizzate con inchiostro o colla non tossici.
Gli imballaggi devono essere privi di qualsiasi corpo estraneo.

VI - DIPOSIZIONI RELATIVE ALLE INDICAZIONI ESTERNE
Ogni imballaggio deve recare, in caratteri raggruppati su uno stesso lato, leggibili, indelebili e visibili dall'esterno, le indicazioni seguenti:

A. Identificazione
Imballatore e/o Speditore: nome e indirizzo o simbolo di identificazione rilasciato o riconosciuto da un servizio ufficiale. Tuttavia, in caso di utilizzazione di un codice (identificazione simbolica), è necessario indicare accanto al codice (identificazioni simbolica) la dicitura “imballatore e/o speditore (o un'abbreviazione equivalente)”.

B. Natura del prodotto
“Zucchine”, se il contenuto non è visibile dall'esterno.

C. Origine del prodotto
Paese d'origine ed eventualmente zona di produzione o denominazione nazionale, regionale o locale.
D. Caratteristiche commerciali
- Categoria
- Calibro (in caso di calibrazione) espresso:
• dalle dimensioni minime e massime, allorquando trattasi di calibrazione per lunghezza,
• dal peso minimo e massimo, allorquando trattasi di calibrazione per peso.

E. Marchio ufficiale di controllo (facoltativo).

Caratteristiche qualitative delle zucchine destinate all’industria
Come precisato in precedenza, l’industria di surgelazione preferisce zucchine allungate, perfettamente cilindriche, ad epidermide liscia e lucente, di colore verde medio o verde chiaro. Le caratteristiche minime sono simili a quelle indicate per il mercato fresco, mentre la calibrazione prevede generalmente due categorie distinte per il diametro del frutto (40-60 e 20-40 mm).

Conservazione
Le zucchine devono essere pre-refrigerate a 10 oC appena possibile. Un ritardo nel raffreddamento diminuisce la qualità del prodotto e la durata di conservazione.
La conservazione del prodotto destinato al mercato fresco dovrebbe aver luogo a temperature di 5-10 oC e ad un’umidità relativa del 95%. A queste condizioni la durata di conservazione è di circa 10 giorni. La conservazione a temperature inferiori a 5 °C provoca generalmente danni da freddo (avvallamenti superficiali, decolorazioni, rapido deperimento), sebbene sia stata evidenziata una diversa sensibilità tra le cultivar.
La conservazione in atmosfera a bassa concentrazione di ossigeno è di poco o nessun interesse. Le zucchine hanno bassi tassi di produzione di etilene (0,1-1,0 μg/kg/h) e sono moderatamente sensibili a questo gas che provoca un ingiallimento accelerato del frutto.

DIFESA FITOSANITARIA
Premessa
Le schede per la protezione delle colture contenute nel Manuale di Corretta Prassi Produttiva forniscono indicazioni per l’ottimizzazione dell’impiego dei prodotti fitosanitari in agricoltura.
Nella scelta dei principi attivi e dei limiti posti al loro uso, si è fatto riferimento alle “Linee guida 1998 messe a punto dal Comitato Tecnico Scientifico per il Reg. 2078/92 Mis.A1 istituito dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali”, cercando di coniugare l’efficacia dell’intervento con la protezione dell’agroecosistema, della salute dei consumatori e degli operatori, dai rischi derivanti dall’uso indiscriminato dei prodotti fitosanitari.
Il Manuale di Corretta Prassi Produttiva si ispira ai criteri della difesa integrata, per cui risulta importante mettere in atto tutti gli accorgimenti che consentano di ridurre gli attacchi dei parassiti nell’ambito del concetto del triangolo della malattia (ospite-parassita-ambiente).
E’ indispensabile in tal senso:
1. Effettuare il monitoraggio, laddove possibile, di certi patogeni, ad esempio mediante l’ausilio di captaspore per rilevare il volo delle ascospore di Venturia inaequalis. Estendere la rete fenologica ed epidemiologica a tutte le colture oggetto di disciplinari. Le reti di monitoraggio e campionamento permetteranno per certe avversità la stesura e la divulgazione di bollettini fitosanitari.
2. Utilizzare la rete agrometeorologica ed accertare così le condizioni predisponenti le infezioni. I dati raccolti opportunamente elaborati permetteranno la redazione di bollettini fitosanitari per le diverse colture. La presenza di una rete agrometeorologica, fenologica ed epidemiologica consentirà la validazione di modelli previsionali attualmente a disposizione sia per malattie causate da fitofagi che da funghi patogeni.
3. Razionalizzare l’uso dei prodotti fitosanitari: risulta sempre più importante la qualità e l’efficienza della loro distribuzione; i volumi di acqua dovranno essere ottimizzati in relazione al tipo di irroratrice presente in azienda, alla fase fenologica (maggiore o minore espansione della superficie vegetativa) ed al parassita da combattere. E’ auspicabile la creazione di servizi di taratura delle macchine irroratrici a cui le aziende potranno ricorrere per effettuare controlli periodici dell’efficienza delle irroratrici.
Il controllo delle principali avversità delle colture, in un’ottica di difesa integrata, non potrà prescindere dall’adozione di misure preventive, quali mezzi agronomici (riduzione delle concimazioni, riduzione dei ristagni di umidità, adozione di opportune rotazioni colturali, impiego di semente sana, etc.) e mezzi genetici.
Laddove possibile, si potranno privilegiare strategie che implicano l’adozione di tecniche di lotta biologica.

Difesa biologica
La capacità che l’agricoltura biologica ha di far fronte alle avversità di ordine fitosanitario, non risiede tanto nel possedere rimedi infallibili per i singoli problemi, quanto nel fornire al sistema la possibilità di autoequilibrarsi sfruttando le sue capacità omeostatiche. La predisposizione di condizioni di miglior rispetto degli equilibri naturali del terreno, seguite nelle pratiche di coltivazione dell’agricoltura biologica, costituisce la fase preliminare e preventiva nella difesa delle colture dagli agenti nocivi sia di natura biotica che abiotica. Infatti coltivare un ecotipo locale, più adatto per selezione ad affrontare le condizioni di vita determinate dal suolo e dal clima, seguire la metodologia dell’apporto di sostanza organica nella fertilizzazione e le altre tecniche colturali, contribuisce a costituire una prima serie di condizioni che tendono naturalmente a rendere la pianta coltivata meno suscettibile alle infezioni e ai danni degli agenti nocivi.
Il materiale di propagazione deve essere necessariamente sano, cioè privo di agenti patogeni e di insetti. Sarà pertanto opportuno impiegare materiale certificato (sempre proveniente da agricoltura biologica).
In certi casi è possibile ridurre la popolazione di malattie e di insetti fitofagi distruggendo tempestivamente residui colturali nei quali questi svernano. Le sistemazioni idrauliche, evitando ristagni idrici, riducono l’incidenza di diverse fitopatie e lo sviluppo di alcuni insetti terricoli sia diminuendone la virulenza sia aumentando il vigore e, quindi la resistenza delle piante coltivate.
Una concimazione completa ed equilibrata è come regola generale favorevole in quanto piante ben nutrite e vigorose resistono meglio e con minor danno alle aggressioni. L’eccesso di azoto, che può aumentare la suscettibilità delle colture alle avversità crittogamiche o l’appetibilità per certi fitofagi (es. afidi) è un caso ricorrente nell’agricoltura convenzionale, mentre è altamente improbabile che si realizzi nell’agricoltura biologica, dove non si fa uso di concimi azotati di sintesi.
Anche la correzione del pH può essere un mezzo importante per favorire le specie coltivate, in quanto molti funghi terricoli sono favoriti da una reazione del terreno tendenzialmente acida. Nel caso di necessità determinate da eventi capaci di compromettere il risultato economico del raccolto, è possibile comunque intervenire con alcuni strumenti di difesa diretta.
L’impiego di essenze vegetali e di insetticidi di origine vegetale (azadiractina, rotenone, piretro quassine ecc.), offre buoni risultati contro i parassiti animali e, parallelamente, l’uso di zolfo e di sali di rame, impiegati da sempre con successo nel controllo delle crittogame, consente in molti casi di ostacolare anche lo sviluppo di diversi insetti.
E’ opportuno, in questo ambito, porre l’accento sulle difficoltà che incontra l’operatore agricolo nel reperire informazioni sulla conformità alle normative cogenti nell’agricoltura biologica dei preparati con attività insetticida e anticrittogamica. Per essere impiegato su una determinata coltura infatti, il prodotto deve essere contemplato fra quelli indicati nell’allegato 2 del regolamento CEE 2092/91 e sue successive integrazioni ma deve essere anche autorizzato all’impiego in agricoltura da parte del Ministero della Sanità. La situazione è in continua evoluzione in quanto nuove richieste di autorizzazione vengono inoltrate al Ministero per ottenere la registrazione nel nostro paese di prodotti ammessi dal regolamento comunitario, mentre di converso alcuni prodotti contemplati nella prima stesura del regolamento sono stati eliminati nelle successive modifiche oppure ne è stato ridotto l’impiego a particolari colture (es. azadiractina ammessa solo su piante madri o colture portaseme e piante ornamentali). Allo stato attuale tra gli insetticidi di origine vegetale ammessi dal Reg. CEE il Piretro naturale (solo se estratto da Chrysantemum cinerariaefolium) e il rotenone (estratto da Derris spp., Lonchocarpus spp. e Therphrosia spp.) sono anche registrati per l’utilizzo in agricoltura in Italia.
Per quanto riguarda invece gli insetticidi microbiologici esistono diversi prodotti registrati a base di Bacillus thuringiensis, e nematodi entomopatogeni. L’utilizzo di questi preparati è conforme a quanto prescritto dal regolamento CEE in quanto l’unica causa di esclusione è rappresentata dalla eventuale manipolazione genetica degli organismi costituenti il bioinsetticida.
Sul piano tecnico è necessario, tuttavia, adottare un impiego oculato anche degli insetticidi di origine naturale che, seppur presentino ampie garanzie di pronta degradabilità ambientale, sono sempre di scarsa selettività (piretro, rotenone) nei confronti dell’entomofauna utile. E’ quindi auspicabile anche nell’agricoltura biologica il superamento della lotta a calendario e l’adozione di criteri di intervento in qualche modo analoghi a quelli in uso nella lotta integrata. La lotta integrata infatti, è fondata sull’accertamento della reale presenza dei parassiti, sulla conoscenza delle condizioni microclimatiche predisponenti l’insorgenza delle avversità, sulla conoscenza delle soglie di tolleranza, sulla scelta dei fitofarmaci a più basso impatto ecologico e con la massima salvaguardia degli insetti ausiliari, sull’uso, infine, dei mezzi di lotta biologica. E’ utile ricordare che le soglie d’intervento riportate nelle schede per alcuni patogeni e fitofagi, hanno carattere indicativo in quanto in agricoltura biologica non esistono riferimenti trasferibili alla generalità delle aziende e per questo motivo vanno adattate alle singole realtà (aziende in conversione, agroecosistemi più o meno semplificati, diversa tollerabilità per alcune tipologie di danno, etc.)
Le tecniche di lotta biologica che sfruttano gli antagonismi naturali, sono uno strumento di importanza fondamentale per controllare le popolazioni dei fitofagi e degli agenti di malattia. In particolare, il controllo biologico classico, attuato non su scala aziendale ma comprensoriale, riveste un particolare interesse nel fronteggiare parassiti di origine esotica, andando a ricostituire le associazioni (i sistemi tritrofici) con i loro nemici naturali. L’attività necessaria alla sua realizzazione è demandata agli istituti di ricerca, che cooperano in tal senso con gli analoghi organismi internazionali. In altri casi è invece possibile far ricorso agli ausiliari allevati in biofabbriche e oggigiorno, specialmente nelle colture protette dove da tempo si sono manifestati fenomeni di resistenza agli insetticidi di sintesi, è possibile affidare la difesa fitosanitaria integralmente alla loro attività. Anche la lotta microbiologica è divenuta una realtà operativa come nel caso del Bacillus thuringiensis, bioinsetticida batterico impiegato con successo contro diversi lepidotteri. I nematodi entomopatogeni, considerati anch’essi agenti di controllo microbiologico, rappresentano dei validi strumenti di lotta agli insetti che svolgono almeno una parte del loro ciclo nel terreno.
Per quanto attiene alla lotta biologia contro le crittogame, pur se non ancora sviluppata a livello di quella contro i parassiti animali, bisogna dire che essa mostra interessanti prospettive da sviluppare nell’immediato futuro.
Un altro efficace strumento di contenimento dei problemi fitosanitari è rappresentato dall’utilizzo di varietà resistenti. In molti casi il miglioramento genetico ha raggiunto ottimi risultati nella ricerca della resistenza a diverse crittogame, mentre per gli insetti i risultati positivi sono ancora piuttosto limitati. Sul piano applicativo, l’orticoltura pone talvolta gravi problemi fitosanitari, in particolare nella coltura intensiva praticata in zone specializzate e con un numero ridotto di specie.
In questo comparto, in maniera ancor più marcata delle altre colture biologiche, la prevenzione rappresenta l’arma principale per il controllo delle avversità e per raggiungere di conseguenza un adeguato livello produttivo sotto il punto di vista qualitativo e quantitativo.
Per quanto concerne la coltura in pieno campo, attualmente l’impossibilità di controllare in maniera diretta alcuni agenti di danno (elateridi, nematodi fitopatogeni, rizzottoniosi, cercosporiosi, sclerotinia septoriosi, verticilliosi, fusariosi, etc.) rende necessaria l’adozione di lunghe rotazioni, insieme alla scelta di varietà resistenti o di ecotipi locali da tempo adattati alle condizioni microclimatiche proprie del territorio. Buone prospettive sono offerte anche dal controllo microbiologico delle fitopatie e degli insetti dannosi.
Dal punto di vista dei mezzi fisici di controllo, la messa a punto di macchine che rendano più economica ed affidabile la tecnica della solarizzazione in pieno campo renderà più efficace il controllo dei nematodi fitopatogeni e delle fitopatie i cui agenti si conservano nel terreno.
Una volta esplorate le esigenze di mercato e quelle più spiccatamente agronomiche (rispetto del fabbisogno in sostanza organica della coltura, conservazione della fertilità aziendale), la scelte della coltura da praticare e dell’appezzamento su cui impiantarla, dipende dai seguenti fattori:
- l’appezzamento prescelto non deve avere ospitato una coltura infestata dal fitofago chiave o dalla malattia principale per la coltura da impiantare, da un numero di anni pari alla durata della capacità di sopravvivenza della malattia o del fitofago in mancanza di ospiti (ad esempio, nematodi 5-10 anni, batteri del genere Erwinia 7-8 anni);
- l’appezzamento prescelto deve essere distante da colture simili, potenziali fonti di infezione/infestazione, nonché da campi che abbiano ospitato una coltura infestata, da magazzini e da discariche di residui delle colture.
La distanza dalle potenziali fonti di contaminazione di cui sopra, può essere comunque sensibilmente ridotta adottando colture barriera o frangivento che, qualora siano costituiti da siepi, rappresentano anche una considerevole riserva di antagonisti naturali.

La lotta contro Trialeurodes vaporariorum Westw. con le trappole cromoattrattive

Fig. 11 - Un film di plastica di PVC di colore giallo, dello spessore di mm 0,15 e di altezza di cm 90 è posizionato mediante un filo metallico, all'altezza della massa fogliare delle piante, per tutta la lunghezza secondo la linea mediana del tunnel. Fig. 12 - Si cosparge sul film una colla-spray inodore ed incolore, senza provocare gocciolamento sul terreno.






Fig. 13 - Si continua a cospargere sul film, in un sottile velo la colla-spray, su ambedue le facce del foglio di plastica.








Fig. 14 - Il risultato si osserva dopo poco tempo: le forme mobili del fitofago presenti in grandi quantità sulla pagina inferiore delle foglie si portano, attratte dal colore, sulla plastica gialla, dove sono bloccate (Fiume, 1991).


Fig. 15 - Si osserva l'adulto ed alcuni stadi preimaginali del fitofago.










Trialeurodes vaporariorum Westw., noto con il nome comune di mosca bianca delle serre (in inglese whitefly) è originario dei paesi tropicali e, grazie alla sua grande resistenza ed alla capacità di adattarsi, é diventato cosmopolita. Nonostante il nome volgare di mosca non è un dittero, ma un imenottero aleirodide.
E' presente soprattutto nei luoghi caldi e umidi e con scarsa ventilazione. Per questa ragione è prevalentemente diffuso nelle serre, dove causa anche il maggior danno per la spiccata polifagia.
Sono solitamente annidati sulla pagina inferiore della foglia, dove si nutrono provocando ingiallimenti delle foglie e indebolimento della pianta, in caso di attacchi gravi la pianta può defogliarsi e morire. Gli aleurodidi sono insetti con un apparato lambente succhiante, per questa ragione possono propagare anche virus e batteri. Questi parassiti producono molta melata che riempie le foglie e su cui si possono sviluppare delle fumaggini.
Il fitomizo ha un ciclo riproduttivo rapido, che permette svariate generazioni durante l'anno. Gli adulti solitamente vivono sulla pagina inferiore della foglia, la cui presenza è facilmente riscontrabile poichè si mettono in volo ogni volta la pianta si muove. Ogni femmina depone mediamente 150-200 uova sulla pagina inferiore della foglia. Dopo un periodo di 10-12 giorni nascono le neanidi che, dopo altri tre stadi neanidali e uno stadio ninfale (pupa), sfarfallano e diventano adulti. Il tempo necessario per un ciclo biologico completo è di circa 1 mese.
La lotta contro gli aleurodidi è molto dura, questo per la frequenza delle deposizioni, che provoca la presenza di più stadi di sviluppo nello stesso lasso di tempo, per la loro alta resistenza ai più comuni antiparassitari in commercio, ed anche per la pellicola cerosa che ricopre le uova, proteggendole dall'attacco delgi insetticidi.
Gli adulti possono essere catturati con le trappole cromotropiche. La lotta chimica consiste in trattamenti abbastanza ravvicinati, uno ogni settimana per un mese, impiegando prodotti a base di piretro, acefale, dimetoato+endosulfan, oppure con imidacloprid, ripetendo il trattamento una volta al mese.
La lotta biologica si può effettuare in ambienti protetti, utilizzando l'imenottero calcidoideo Encarsia formosa Gahan ed Encarsia pergandiella Howard, antagonisti naturali che riescono a contenere abbastanza bene gli aleurodidi, soprattutto se non si utilizzano insetticidi che ne rallentano lo sviluppo (Fiume F., Mazzone P., Santoro R., 1978; Fiume F., Mazzone P., 1979). In commercio si possono trovare anche microrganismi che parassitizzano le uova e gli adulti, quali Beauveria bassiana (Bals.-Criv.) Vuill. e Verticillium lecanii (Zimm.) (Fiume, 1992).



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